Il Stone Circle di Stonehenge • Barbara Mapelli
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Il Stone Circle di Stonehenge

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Più di tutti il sito archeologico di Stonehenge ha rappresentato quasi un simbolo in tutto il mondo. Il cerchio megalitico risalente all’incirca a 4.600 anni fa, è situato nella pianura di Salisbury a sud dell’Inghilterra. Sulle chiare origine e sugli scopi per cui è stato costruito, non vi è nulla di certo, l’unico fatto indiscutibile è che sono state spese pagine e pagine di teorie e di ipotesi che cercano spiegare e dare un senso anche di funzionalità alla sua costruzione.

 

I cerchi di pietra di Stonehenge.

Una delle tesi principali afferma che Stonehenge sia in realtà, un antico calendario di pietra capace di scandire con precisione il moto del sole e della luna. Originariamente il nome di Stonehenge (un nome sassone che significa “Le pietre appese”) era Chorea Gigantum (La danza del gigante).
Stonehenge è stato costruito con due tipi diversi di pietre: le lastre di pietra arenaria di 20 tonnellate chiamate sarsen (collocate la parte centrale del cerchi a forma di ferro di cavallo e nella parte esterna); e le bluestone del peso di 3 tonnellate che costituiscono la parte più interna del cerchio.
Un gruppo di archeologi e ricercatori, di cui quattro provenienti dall’università del Regno Unito e dall’English Heritage, hanno individuato che 50 dei 52 megaliti sarsen condividono una chimica coerente riconducibili alle pietre che provengano dall’area nota come West Woods, a circa 24 km a nord di Stonehenge. Invece le blueston sono state fatte risalire come area di origine, presso le colline Preseli nel Pembrokenshire, a una distanza di 200 km a ovest dal monumento.
Stonehenge è stato costruito in più fasi di costruzione. I ricercatori conclusero che sia le pietre blu che le sarsen, sono state erette tra il 2.600 e il 2.030 a.C. e la maggior parte dell’opera è stata conclusa in tre secoli.
In una fase successiva, un altro studio dimostrò che i cerchi di pietra erano stati preceduti da cerchi di legno alti sei metri, risalenti a 8.000 a.C. Il mistero sulla natura di questi cerchi si infittisce sempre di più con il passare del tempo.
Gli allineamenti con il sole e in particolare con l’alba del solstizio d’estate doveva essere stata molto importante e, come spiega Graham Hancock nel suo libro Lo specchio del cielo, le credenze dei druidi potrebbero aiutarci a comprendere quale sia stato il vero scopo nella costruzione di Stonehenge. Ipotizza sempre Graham, che il sito archeologico potrebbe non essere solo la sede di un culto solare, ma fosse legato a una “ricerca spirituale di reincarnazione e di immortalità dell’anima, in cui le ricerche empiriche sulle misurazioni della terra e i movimenti delle stelle erano parte del processo iniziatico”. Sottolinea anche il fatto che i druidi avevano un particolare interesse per il numero 72 (che si ricollega alle osservazioni astronomiche) e come questo numero sia collegato all’alfabeto “Ogham”.

 

La costruzione di Stonehenge viene raccontata nell’opera tanto discussa di Goffredo Monmouth, Historia regum Britanniae (La storia dei re di Gran Bretagna), in cui parla dei racconti artigiani e menziona spesso la storia dei giganti coinvolti nella costruzione del sito archeologico. Si racconta di come Merilno costruì la tomba per Aurelius Ambrosius in Irlanda e di come fu aiutato dai giganti africani a trasportare le pietre necessarie a costruire l’anello di pietra. Tempo dopo furono trasportate sulla piana di Salisbury.

 
Nelle Storie Merlino afferma: «Sono pietre mistiche e di virtù terapeutiche. I giganti dell’antichità li portarono dalla costa più lontana dell’Africa e li collocarono in Irlanda, mentre abitavano quel Paese. Il loro progetto era di farvi il bagno quando erano alle prese con qualsiasi malattia. Perché il loro metodo era quello di lavare le pietre e mettere i loro malati nell’acqua, che infallibilmente li guariva… Non c’è pietra lì che non abbia qualche virtù di guarigione».

Historia regum Britanniae

 

Secondo questo racconto, le pietre avevano uno scopo ben preciso ed erano state scelte come pietre curative.
Sul fatto dell’esistenza o meno dei giganti, c’è la possibilità che una razza di alta statua sia esistita veramente e non è solo una pura leggenda.
John Robison in “A Teologica Biblica and Ecclesiastica Dictionary” riporta il fatto del ritrovamento di uno scheletro di 2,70 metri, trovato vicino a Salisbury, poco distante da Stonehenge. Un altro scheletro, venne scoperto poco dopo da Thomas Eliot, e risultò essere lungo 4 metri.
Dell’esistenza di giganti presenti sulla terra ne parlano diversi testi antichi a cominciare dalla Bibbia: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte… In quel tempo c’erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi”. Genesi (6:1-4)
Anche i miti greci di Atlante e Prometeo o di Polifemo e i ciclopi narrano di giganti, come ne parlano, in egual misura, i siriani e gli ittiti o nei miti norreni sugli dei di Asgard contrapposti alla razza dei giganti, in India, nelle tradizioni irlandesi e basche, sul continente americano o nei miti dei Maya e degli indiani d’America. Anche Erodoto nelle Storie riporta il fatto di aver trovato i resti di un uomo alto più di 3 metri.
Nel maggio del 1912, un gruppo di archeologi del Beloit Collage, ritrovò, in dei tumoli situati nei pressi del lago Delavan, nel Wisconsin, diciotto scheletri dalle dimensioni enormi e con i crani allungati. La notizia fece così scalpore che apparse addirittura sul New York Time il 4 maggio del 1912: “La scoperta di alcuni scheletri umani durante lo scavo di una collina presso il Lago Delevan indica che una razza finora sconosciuta di uomini una volta abitava il Wisconsin Meridionale. […]. Le teste, presumibilmente di uomini di sesso maschile, sono molto più grandi di quelle degli americani di oggi. Il cranio sembra tendere all’indietro immediatamente sopra le orbite degli occhi e le ossa nasali sporgono molto al di sopra degli zigomi. Le mascelle risultano essere lunghe e appuntite […].”
Questa scoperta non è stata l’unica fatta nel corso del tempo. Nel 1856 venne scoperto nell’Ohio uno scheletro umano alto 3,30 metri. Nel 1868 lungo il Mississippi venne scoperto uno scheletro di un gigante dalla statura di 3,40 metri circa. Altri scheletri giganti furono ritrovati anche nel 1871 a Petersburg, in Virginia, nel 1882 nel Minnesota, nel 1897 nel Wisconsin, nel 1902 nel New Messico e così via in varie parti dell’America e del mondo. Secondo alcuni teorici degli Antichi Umani, i giganti erano gli abitanti della mitica Atlantide, altri ipotizzano invece che siano antichi astronauti alieni discesi sulla terra migliaia di anni fa.

La comunità scientifica non ha ancora dato una spiegazione a questa moltitudine di ritrovamenti. Una realtà troppo scomoda per alcuni? Certo è che queste scoperte andrebbero a riscrivere la storia che ci è stata raccontata. Per quanto riusciranno a tenere nascoste certe verità scomode a certi gruppi di potere?

Ritornando a parlare del sito archeologico di Stonehenge e della sua costruzione, esiste anche un’altra affascinate teoria postulata dal ricercatore francese Joseph Davidovits, secondo cui ipotizza che molti siti megalitici e le stesse piramidi di Giza siano state modellate utilizzando pietra in polvere o “Cemento Geopolimerico”. Questo potrebbe anche rispondere alla domanda sul perché in molti siti archeologici (come Machu Picchu, Aswan o Ollantaytambo in Perù) e sui megaliti come in Stonehenge ci siano dei segni simili a una “paletta”, come se la pietra stessa fosse stata ammorbidita prima di essere scolpita e poi l’abbiano lasciata indurire.


 

Un ulteriore aspetto da sottolineare sta nel fatto che Stonehenge e come molti altri monumenti antichi, sono stati costruiti quelle cosiddette “Ley lines” (linee di prateria), delle ipotetiche linee rette che attraversano l’intero globo formando una griglia. Si è scoperto che le piramidi di Giza, la grande muraglia cinese, Stonehenge e altri siti archeologici si trovano su queste linee energetiche. Questa teoria fu postulata dall’archeologo Alfred Watkins nel 1921. Sul sito archeologico di Stonehenge convergerebbero quattordici Ley Line, ciò significa che il sito si trova su un punto energetico molto importante. Lo scopo nell’utilizzo da parte delle popolazioni antiche delle linee energetiche terrestri non è ancora chiaro. Alcuni ricercatori hanno collegato la costruzione sacre o dei megaliti al culto dei morti. In molti rituali e tradizioni antiche vi era una forte connessione con i defunti e il mondo dell’invisibile. Gli Incas ad esempio, parlavano dei ceques (confine o linea): percorsi sacri su cui venivano collocati i “wak’as” (spesso erano delle pietre), venerati poi dalla popolazione locale. Il padre gesuita Bernabe Cobo, nelle sua “Storia del nuovo mondo” spiega di come le popolazioni locali usassero questi luoghi per effettuare delle cerimonie di sacrifici umani, soprattutto bambini. Il rituale del sacrificio infantile veniva chiamato capacocha e lo effettuavano perché  credevano che i rituali sacrificali fossero capaci di proteggerli dalla carestia, dalla siccità o dalle malattie. Tempo dopo la chiesa fece distruggere molte di quelle wa’kas e in molti casi, al suo posto vennero costruiti edifici religiosi del culto cattolico.
Anche gli aborigeni dell’Australia credevano nell’esistenza delle Ley Lines, dei percorsi energetici che venivano chiamati turingas. Gli irlandesi ad esempio, chiamavano queste linee energetiche i “Percorsi da fata”, i cinesi invece “Linee del drago”, e tutti questi popoli ne davano un significato spirituale.
Gli antichi sapevano bene di come il campo magnetico della terra può influenzare le proprie dell’acqua o la fertilità del terreno. Delle ricerche scientifiche hanno dimostrato che l'acqua è estremamente sensibile ai campi elettromagnetici e che man mano che i campi vengono cambiati o influenzati, anche la chimica dell'acqua può essere alterata. Possono anche influire anche sulla crescita delle piante: se posizionate all’interno di un campo magnetico crescono sei volte più velocemente del normale.
Uno dei più grandi Leys in Inghilterra è la linea di San Michele: un lungo allineamento che attraversa una serie di siti megalitici prima di raggiungere Glastonbury.

© Barbara Mapelli - Riproduzione riservata

 

Link utili:
Stonehenge
Origini dei megaliti sarsen a Stonehenge
The Conversation - Stonehenge
Nexus Edizioni - Il segreto dei diciotto scheletri giganti del Wisconsin
Antichi astronauti
Antichi astronauti

Note bibliografiche:
Marco Pizzuti, Scoperte archeologiche non autorizzate, Edizioni Il Punto di Incontro, 2010
Graeme Donald, I grandi misteri della storia, BUR
Mike Pitts, L'enigma di Stonehenge, I Grandi misteri.
Graham Hancock, Lo specchio del cielo.

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