Un'altra vita all’improvviso - Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen - Capitolo 14 • Barbara Mapelli
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Un’altra vita all’improvviso – Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen – Capitolo 14

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Romanzo a puntate scritto da Barbara Mapelli

Versione alternativa di "Orgoglio e Pregiudizio"


Capitolo 14

 

P

assò un giorno prima che Sara ebbe modo di recarsi a Meryton. Il lunedì si svegliò di buon ora, fece un’abbondante colazione e se ne uscì poco dopo accompagnata da Mary. La sua amica aveva insistito così tanto ad accompagnarla che alla fine Sara acconsentì. Quali e quante cose fosse a conoscenza Mary questo lei non lo sapeva ancora e al momento non osava nemmeno chiederglielo. Due giorni prima aveva raccontato cosa era accaduto con suo padre: la discussone con Mr Bennet, il pianto e la tristezza di un uomo che aveva perduto sua figlia qualche anno prima. Una parte di lei si sentiva lusingata per essere trattata come una figlia e una sorella, un’altra invece, si trovava in estremo disagio. Era come se tutta la sua esistenza e il suo essere, fosse stato diviso a metà, in un modo così radicale, tanto da non riuscire a capire quale destino dovesse prendere. 

   Con le mani tremanti prese il piccolo foglio di carta e lesse il nome del contabile: Mr Morgan, 65 High St. Forse si stava aprendo una breccia in quel muro di domande senza risposta o peggio, era semplicemente un altro buco nell’acqua, un’altro indizio che l’avrebbe portata a porsi ulteriori domande, così via all’infinito.
   Il sole era quasi alto nel cielo quando arrivarono a destinazione. Tra le diverse targhe dorate fisse alla parete dell’edificio, spiccava il nome del contabile.
   «Ci siamo quasi», disse Sara.
   Nell’ampio ingresso c’era una grande rampa di scale in marmo e un lungo tappeto rosso che le ricopriva. Dal soffitto pendeva un elegante lampadario di cristallo con un centinaio di candele accese che illuminavano la stanza. Sara si guardò in giro: oltre a loro due sembrava non esserci nessuno. Salirono le scale in silenzio e arrivarono al piano superiore e imboccarono un lungo corridoio fino ad arrivare a una sala d’aspetto. Lì trovarono un bel giovane, vestito elegantemente, seduto su una scrivania e intento a scrivere. Appena le vide entrare le salutò con cortesia e le fece accomodare su una delle sedie situate nella stanza. La sala era arredata con estremo gusto: un grande tappeto persiano ricopriva il parquet di legno e lunghe tende di mussola verde incorniciavano le alte finestre. Le pareti non erano dipinte, ma ricoperte di una preziosa carta da parati damascata dai colori chiari. Ad arricchire l’insieme, c’erano alcuni vasi e oggetti orientali, delle piante, una statua greca e diversi quadri da collezione.
   Dopo pochi istanti la porta dello studio si aprì e ne uscì un uomo elegante di mezza età, dai radi capelli neri e dal naso aquilino. Dietro ai rotondi occhiali da vista, si nascondevano dei profondi occhi azzurri: il suo sguardo era tra i più miti che Sara avesse mai visto.
   Il contabile guardò Sara e disse: «Entrate pure e accomodatevi.»
   «Non sono venuta qui per una visita» affermò Sara con voce decisa.
   «È venuta da me perché ha bisogno di risposte» ribatte Mr Morgan guardandolo negli occhi e poi proseguì «tutti le cercano, ma pochi sono capaci di accettare la verità e le sue conseguenze».
   «Quale verità?»
   «Sul perché si trova qui».
   «Mi trovo qui perché desidero parlare con la signora Hill, urgentemente. E sarei grata di conoscere le ragioni che l’hanno spinta a versare dei soldi Mr Bennet per il mio sostentamento».
   Prima di rispondere Mr Morgan mandò via con una scusa il giovane assistente. «Mi duole informarla che Mrs Hill non è qui in questo momento. Per tutte le domande che desidera farle, dovrà parlarne con lei. Arriverà questo mercoledì». 
   «Ma dovete pur sapere qualcosa! I versamenti partono dal vostro ufficio».
   «Questo è vero, ma come le ho detto poco prima, Miss Sara Rosenwirth, dovrebbe parlare direttamente con lei, non mi è permesso discutere della questione senza il consenso di Mrs Hill e nemmeno spiegare le ragioni che l’hanno spinta a farlo. Da anni gestisco il suo patrimonio con dedizione e non ho mai osato intromettermi nelle sue questioni private. Come può bene capire, ogni sua domanda dovrà essere posta a lei soltanto».
   «Molto bene», disse Sara innervosita, «mi farò trovare qui mercoledì. Andiamocene via Mary».
   «Ah! Miss Rosenwirth… Le do un consiglio… Se vuole vedere Mrs Hill, la prossima volta venga da sola».
   Senza dare una risposta Sara uscì dalla stanza assieme a Mary. Si trovava ancora nella stessa situazione di partenza. Avrebbe dovuto aspettare altri due giorni prima di incontrare la signora Hill. Di certo era una donna che si faceva desiderare. In quel momento si stava sentendo come se fosse all’interno dell’opera teatrale di Samuel Beckett, Aspettando Godot, una tragicommedia in cui non accade nulla per ben due volte e dove il tanto atteso protagonista non si presenta mai.
   Lungo la strada di ritorno Mary disse: «Mio padre avrebbe dovuto essere più sincero con voi».
   «In parte lo credo anch’io, ma per quanto le sue azioni possano sembrare sbagliate, non devi giudicarlo male. In fin dei conti, credo sia un uomo buono che ama profondamente le sue figlie».
   Il giorno dopo a colazione Mr Bennet disse alla moglie che sarebbe arrivato un gentiluomo forestiero. Furono sufficienti quelle poche parole per scatenare le fantasie della moglie «Oh cielo! Di sicuro sarà Mr Bingley», disse Mrs Bennet felice. «Mia cara Jane, perché non mi hai detto niente? Sei stata proprio una birichina. Lo vedrò molto volentieri. Dovremo far preparare qualche buona pietanza per il nostro ospite così gradito. Lydia vai a chiamare subito la cuoca».
   «Figlia mia non così in fretta», disse il marito. «Mi dispiace deludervi, ma la persona che attendiamo non è Mr Bingley. È qualcuno che non ho mai visto in vita mia».
   Tutte lo guardarono con gran stupore interrogandosi a vicenda su chi fosse quell’uomo misterioso. La curiosità dilagò tra le ragazze e l’ansia di Mrs Bennet si ampliò in modo dirompente. Perfino Mary, così schiva e poco incline a certe discussioni, si interessò. Una serie di domande vennero porse a Mr Bennet per scoprire il misterioso arcano. Dopo essersi divertito con la loro curiosità, decise di rispondere.
   «Il gentiluomo in oggetto è mio cugino, Mr Collins, il quale, dopo la mia morte, potrebbe decidere se cacciarvi o no di casa».
   «Che insolenza!» esclamò la moglie.
   Sia Mr Bennet che tutte le ragazze iniziarono a discutere animatamente sulla situazione. Anche Sara volle sapere di più sulla questione per capire come avrebbe dovuto agire nel caso in cui la permanenza di questo signore si fosse allungata più del previsto. I toni delle voci erano così alti che Mr Bennet dovette intervenire per fare silenzio.
   «Circa un mese fa mi è arrivata una lettera», disse Mr Bennet con voce altisonante, «a cui ho risposto all’incirca quindici giorni dopo, poiché è un caso molto delicato a cui dovevo prestare la massima attenzione».
   «È la cosa più ingiusta al mondo!» esclamò arrabbiata la moglie. «Portare via la tua proprietà per il solo fatto di non aver avuto figli maschi. Una legge che ti obbliga a dare la tua proprietà a un perfetto sconosciuto e non alle tue povere figlie è una cosa davvero crudele. Quale insulso avvoltoio aspetterebbe la tua morte per prendersi la nostra casa e lasciarci tutti sul lastrico! Non avresti mai dovuto invitarlo a venire a Longbourn. Oh! I miei poveri nervi mi faranno impazzire».
   «È di sicuro una cosa iniqua», disse Mr Bennet, «e non è colpa mia se Longbourn possiede questo vincolo. Secondo la legge Mr Collins è il legittimo erede e non le nostre figlie. Purtroppo non abbiamo avuto figli maschi e non possediamo una cospicua somma di denaro da poter offrire a mio cugino per poter riscattare l’eredità. Nostro Signore ha deciso così e le leggi di questo paese non ci consentono di agire in modo diverso. Ma se ti po’ aiutare ad addolcire un poco quest’amara notizia, ti leggerò cosa mi ha scritto il mio caro cugino, Mr Collins».
   Mr Bennet si mise gli occhiali da vista, prese la lettera e iniziò a leggerla lentamente in modo che fosse chiaro in tutti i suoi punti il suo contenuto. Mr Collins esordiva manifestando il suo rammarico per i contrasti famigliari tra suo padre e Mr Bennet, esprimendo la volontà di ricomporre ogni screzio avvenuto nel passato. Un passo rafforzato ancora di più per aver appena preso gli ordini sacri a Pasqua e per essere diventato il favorito dal patrocinio della nobilissima Lady Catherine de Bourgh, vedova di Sir Lewis de Bourgh, la cui benevolenza e generosità, l’avevano spinta a metterlo nella direzione della parrocchia e a sceglierlo come guida spirituale della comunità. Come ecclesiastico della Chiesa anglicana non poteva far continuare l’antico dissidio tra le parti perché il suo compito era quello di ristabilire la pace in tutte le famiglie situate sotto la sua influenza. Proseguiva affermando che: «le circostanze che vedono me futuro erede di Longbourn saranno gentilmente trascurate da parte vostra e non vi indurranno a respingere il ramo d’ulivo che vi tendo». Mr Bennet continuò a leggere la lettere fino al punto in cui porgeva le su scuse.
   «Avete sentito mia cara?» chiese Mr Bennet alla moglie. «Si sente perfino turbato a causare un danno alle nostre amate figliole, se ne scusa ed esprime la sua disponibilità a farsi perdonare da loro».
   «Non so proprio in che modo questa persona potrebbe mai farsi perdonare. Vorrei proprio sapere in che modo intenda scusarsi con le nostre figlie».
   «Un arcano mistero che scopriremo non appena arriverà qui da noi a Longbourn».
   «Quando avremo questo onore?» chiese Sara in modo ironico.
   «Mr Collins arriverà il 18 novembre alle quattro del pomeriggio», rispose Mr Bennet richiudendo la lettera e posandola sul tavolo.
   «Ha tutta l’aria di essere una persona un po’ troppo pomposa, non trovate?», chiese Sara.
   «So bene cosa intendi» rispose Mrs Bennet, «ma se tutto ciò che dice riguardo alle mie figlie e se è davvero intenzionato a porvi rimedio in qualche modo, non sarò certo io a scoraggiarlo. Dobbiamo essere sollevati della sua benevolenza».
   «Trovo che Mr Collins sia una persona molto singolare e lo si evince anche dallo stile della sua lettera. Forse dal tono troppo solenne in alcuni dei suoi punti e non troppo originale come l’idea del ramo d’ulivo ad esempio. Tuttavia trovo sia in generale ben espressa nella sua forma. A parer mio, le sue attenzioni sembrano essere onorevoli», intervenne Mary. «Mi chiedo come potrebbe mai rinunciare a questa eredità. Padre, vi sembra una persona ragionevole?»
   «No mia cara, penso proprio di no. Credo sia proprio l’opposto. La sua lettera è un misto di servilismo e presunzione tale che promette molto bene. Sono molto curioso di conoscerlo».
   A Sara interessava poco chi fosse e quali prospettive avesse l’ospite tanto atteso. L’indomani si sarebbe recata a Meryton e avrebbe finalmente incontrato la signora Hill. E così fu, come prestabilito si presentò all’ufficio del contabile e questa volta era da sola. Aveva passato un’intera giornata a pensare e a ripensare a cosa avrebbe potuto dirle, quali domande porle e di conseguenza quali risposte sarebbe riuscita ad ottenere, ma quando la vide entrare dalla porta tutto svanì in un’attimo. C’era una dirompente invisibile energia che si sprigionava da quella donna e Sara la percepì non appena le si avvicinò con sorriso amorevole. Una luce d’orata accecante la circondò, e divampò tutto attorno a lei.

 
 

Non appena riuscì ad aprire gli occhi, Sara si rese conto di ritrovarsi in un’altra stanza, molto più grande. Al centro c’era un’enorme mappamondo del globo terrestre sorretto da un piedistallo di metallo; erano distinguibili in modo molto chiaro le linee energetiche della Terra che si intersecavano come una grande griglia planetaria. La cosa più sorprendente non era questa, ma. la vasta ed ampia biblioteca: gli scaffali ricolmi di libri erano ovunque, arrivavano fino al soffitto e ricoprivano ogni singola parete e colonna. Nemmeno cento vite umane sarebbero bastati per leggerli tutti.
   «Cos’è questo posto?», chiese Sara.
   «Noi lo chiamiamo “il Tempio”» rispose in tono gentile la signora Hill, «è il luogo in cui proteggiamo le cose più preziose della Terra».
   «Perché mi hai portato qui? Cosa vuoi da me?»
   «Percepisco della rabbia e dello sconforto nelle tua domanda. Dovreste essere onorata nell’essere qui in questo luogo sacro. Dovete sapere che non tutti hanno questo privilegio».
   «Ti assicuro che non mi sento una privilegiata, tutt’altro e non ho mai chiesto di far parte di questo club».
   «Siete qui perché possedete un dono naturale».
   «Cosa intendi?»
   «Voi siete una viaggiatrice».
   Sara la guardò stupefatta pensando che quella donna fosse completamente pazza, non si capacitava di come fosse riuscita a trovarsi in una situazione così assurda. Ad un certo punto riuscì anche a pensare che forse aveva battuto la testa e, fin dal primo giorno, era in coma e distesa in un letto di ospedale. L’ipotesi la portava alla conclusione che tutto ciò che aveva vissuto fino a quel momento era solo il frutto della sua più vivida immaginazione. «Una che?… Viaggiatrice?»
   «Proprio così» rispose la signora Hill in modo allegro come se fosse la cosa più normale del mondo. «Oh beh! Siete ancora un po’ acerba come viaggiatrice, ma possedete tutte le potenzialità per esserlo nel modo migliore possibile», concluse tutta soddisfatta.
   «Bene…» disse Sara facendo un passo indietro. «Ti ringrazio per avermelo detto e sono entusiasta di questo nostro colloquio. Se non ti dispiace potresti indicarmi l’uscita? Anzi… ancora meglio, ti dispiacerebbe riportarmi a casa mia, quella vera, quella del 2022?»
   La signora Hill la guardò dispiaciuta. «Avete delle capacità innate che non tutti gli esseri umani nati su questa Terra possiedono. È vero che alcuni di essi riescono con molta fatica e impegno, a ritrovare quella che noi chiamiamo la luce divina, ma voi siete diversa. Per questo vi ho portato in questo luogo, volevo che capiste chi siete in realtà».
   «Non ho bisogno, voglio solo ritornare a casa mia».
   La signora Hill la guardò con aria dispiaciuta. «Siete libera di ritornare a casa vostra in qualsiasi momento, nessuno vi costringe a rimanere qui».
   «Questa è una bugia» rispose arrabbiata Sara. «Per settimane intere ho provato e riprovato a oltrepassare quella dannata porta, e sai cosa è successo?… Niente, di niente! Quindi per cortesia trova un modo per farmi passare dall’altra parte».
   «Mi dispiace, ma non ho questo potere. Solo voi potete oltrepassare la soglia. Se siete bloccata in questo mondo è perché la vostra anima ha bisogno di rimanere qui».
   «Ti sbagli».
   «Ricordate sempre che la mente, mente. Il cuore invece non vi inganna mai. Non è sempre chiaro il cammino da intraprendere. Alle volte c’è un po’ di nebbia, altre volte ci avvolge l’oscurità, ma se saprete discernere la vostra vera natura e a ritrovare la vostra essenza divina, riuscirete a trovare la strada di casa. Dipende solo da voi. Dovete solo guardare dentro voi stessi, parlare al vostro cuore e vedere quella luce dell’amore, la luce divina che vi riporterà a casa».
   «Ma io non so come fare», disse Sara con le lacrime agli occhi.
   Si mosse verso di lei e prendendole le mani e le disse: «Per questo ci sono qui io».
   «Come fai a spostarti da una parte all’altra? Sei anche tu una viaggiatrice?»
   «Anche se possiedo questa abilità, in realtà io sono una Guardiana della Soglia. Il mio compito è di vigilare sulle porte dei vari mondi, perché sai…» disse la signora Hill accarezzandole la guancia, «non sai mai chi possa attraversarli. Non tutti hanno un volto angelico come il tuo. Nel mondo purtroppo ci sono forze oscure di cui bisogna stare molto attenti».
   «E chi sono?»
   «Sono gli Oscuri, anime incarnate che hanno scelto la strada del male. Sono stati capaci di compiere così tante atrocità sulla Terra che non saprei essere nemmeno capace di descriverle. La loro sete di potere e il loro desiderio di immortalità li ha portati ad abbracciare le più pericolose forze oscure. Ma non temere mia cara, non dovrete occuparvi degli Oscuri, ci sono altre persone che se ne occupano in questo preciso momento. Sono qui per proteggervi e per insegnarvi la via della luce e dell’amore. Una volta che sarete capace di capire la vostra vera natura, potrete decidere cosa fare, se rimanere qui o andarvene».
   «Desidero ritornare a casa».
   «Sì, va bene mia cara, se è questo che desiderate ritornerete a casa».
   Dopo tutte quelle settimane di tormento Sara si sentì finalmente sollevata, c’era la possibilità di ritornare a casa. Quanto avrebbe voluto rivedere sua madre e la sua tanto amata città «Bene», disse lei in modo sbrigativo, «Quando cominciamo?»
   «Abbiamo già cominciato» rispose con un sorriso la signora Hill. «Oh! Che sbadata. Non vi ho offerto ancora nulla. Mia cara, preferite del tè o del caffè?»
   «Del tè, grazie», rispose Sara chiedendosi in quale nascosta stanza fosse la cucina.
   La signora Hill tirò fuori un piccolo campanello dalla sua borsa e lo suonò. «Vogliamo sederci?» invitò lei indicando due comode poltrone di pelle marrone, apparse così all’improvviso dal nulla.
   Pochi minuti dopo entrò Mr Morgan con il carrello del tè. Con molta cura posò le tazzine di porcellana sul piccolo tavolino di legno e le riempì con l’amabile bevanda fumante.
   «Miss Sara Rosenwirth per caso gradisce una zolletta di zucchero?» chiese Mr Morgan.
   «Sì, ti ringrazio» rispose lei stupita nel vedere il contabile della signora Hill nella veste di maggiordomo.
   Mr Morgan la servì e poi offrì alle due gentildonne un piccolo piattino con alcuni pasticcini.
   «Mrs Hill serve nient’altro?» chiese Mr Morgan.
   Con molta cortesia la signora Hill disse che non aveva bisogno di nient’altro e lo congedò con estrema grazia.
   «Pensavo fosse solo il tuo contabile» affermò Sara.
   «Il mio caro Peter è molte cose. Dovete sapere che è anche un’ottima guardia del corpo».
   Sara non riusciva proprio a immaginarselo sotto quell’aspetto, non aveva di certo il fisico statuario. Tolti suoi modi cortesi in perfetto stile inglese, nel suo modo di camminare mostrava una certa goffaggine.
   «C’è ne sono altre come me in giro per il mondo?» chiese Sara mentre sorseggiava il tè. «Intendo dire altre viaggiatrici».
   «Bè, al momento siete l’unica. L’unica che ha la potenzialità di creare nuovi passaggi tra i mondi sfruttando le linee energetiche della Terra».
   «Cosa vorresti dire? Che se volessi potrei aprire una qualsiasi porta e ritrovarmi da un’altra parte?»
   «Esattamente» rispose lei soddisfatta. «Vedo che iniziate a capire».
   «Ma ci saranno pur state altre persone come me, non posso essere l’unica persona al mondo capace di una simile magia».
   «Non amo molto il termine che avete utilizzato, magia. La definirei più una capacità intrinseca potenziata. Ma come vi ho detto, non tutti sono capaci di risvegliare le proprie potenzialità assopite e non tutti riescono a conviverci. In passato esistevano molti viaggiatori, ma con il tempo si sono praticamente estinti. Siamo rimasti sono noi Guardiani a vegliare su quelle soglie rimaste ancora aperte. A volte capita che per uno strano scherzo del destino, una persona riesca a passare attraverso queste piccole fessure dello spazio-tempo, ma purtroppo non riescono mai a ritornare indietro. Dovete capire che il vostro potere rimarrà assopito finché voi non deciderete di risvegliarlo».
   «Come posso risvegliare una forza che nemmeno conosco? È impossibile!»
   «Niente è impossibile, esiste solo il fatto che voi lo crediate impossibile. Facciamo parte tutti dello stesso universo e siamo connessi ad esso e non separati come gli oscuri vi hanno fatto credere per lunghi secoli. Per poter ritornare a casa dovete attingere alla stessa forza dell’universo, a quell’amore universale che ci unisce. Immagina e crea» concluse alzandosi infine in piedi. «Per oggi la prima lezione è finita».
   «Ma non mi puoi lasciare così, ho ancora molte domande da farti» rispose delusa Sara.
   «A tempo debito, riflettete sulle cose che vi ho detto», sentenziò lei, ma prima di fare quella strana magia per riportarla nell’ufficio di Mr Morgan chiese: «Ho sentito che tra poco vi sarà una ballo a Netherfield. Avete già un cavaliere?»
   «Non ho avuto questo onore» rispose ironica lei.
   «Oh! Che peccato», disse delusa e poi continuò: «Pensavo che un certo gentiluomo avesse un particolare interesse per voi».
   «Chi sarebbe questo misterioso gentiluomo di cui parli?»
   «Mr Darcy mia cara, chi altro? Il cui fascino, l’animo e i modi sono sulla bocca di tutti».
   Il cuore di Sara iniziò a battere forte non appena sentì pronunciare il suo nome. Si chiese come mai ovunque lei andasse e in qualunque situazione si trovasse, il nome di quell’uomo spuntava fuori sempre. «Mi dispiace, ma non ho avuto questo onore. Credo che Mr Darcy dovrebbe imparare a non essere così presuntuoso e arrogante se vuole avere una qualche speranza di ballare con me. Non credo che un’uomo del genere si disposto a rinunciare alla sua tanto amata posizione sociale solo per seguire il suo cuore. Da un pomposo aristocratico inglese attaccato ai soldi non mi aspetto né affetto, né amore».
   «Avete troppi pregiudizi su Mr Darcy» sentenziò lei, «L’amore fa fare strane cose agli uomini, ma è anche capace di far muovere l’universo intero».
   «Aspettate!» esclamò Sara prima di ritornare nell’ufficio di Mr Morgan, «Quando vi rivedrò?»
   «Presto, molto presto».
   Dopo queste parole una luce intensa avvolse Sara e un’istante dopo si ritrovò a fissare l’orologio a pendolo che ticchettava come se nulla fosse accaduto fino a quel momento.
   Una voce alle sue spalle disse: «Miss Rosenwirth spero che il vostro incontro sia stato proficuo».
   Non appena si voltò vide il volto sereno di Mr Morgan. «Abbastanza… Abbastanza…»
   «Credo non serva aggiungere il fatto che non potrà parlare con nessuno di questa vicenda. D’altronde, chi mai potrebbe crederle. Se avete bisogno di qualsiasi cosa come soldi, case o altri beni materiali, potete venire da me. C’è un fondo speciale messo a disposizione solo per voi».
   Sara lo fissò. «Quindi, all’improvviso, sono diventata una donna ricca. È questo che mi stai dicendo?»
   «Esattamente» rispose lui con tono calmo.
   La notizia avrebbe dovuto renderla felice. Vivere una vita senza alcuna preoccupazione finanziaria era il sogno di chiunque e nella sua posizione attuale, avrebbe risolto molti dei suoi problemi personali con il mondo dell’alta società inglese, con quella realtà costruita solo e unicamente sull’apparenza e la falsità. Una persona qualunque avrebbe gioito, ma non Sara. Non stava provando niente. Era come se quel mondo effimero non la toccasse.
   «Sto bene così, grazie», disse lei prima di congedarsi da Mr Morgan e se ne andò dalla stessa porta da cui era entrata.

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