Un'altra vita all’improvviso - Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen - Capitolo 4 • Barbara Mapelli
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Un’altra vita all’improvviso – Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen – Capitolo 4

Un’altra vita all’improvviso – Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen – Capitolo 5
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Un’altra vita all’improvviso – Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen – Capitolo 3
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Romanzo a puntate scritto da Barbara Mapelli

Versione alternativa a "Orgoglio e Pregiudizio"


 

Capitolo 4

 

M

ancava meno di un mese al ballo di Meryton e la casa dei Bennet era tutto un fermento. Le ragazze continuavano senza sosta a parlare del famoso Mr Bingley fantasticando sul suo aspetto fisico e sulla sua simpatia. Le voci sul giovane scapolo circolavano veloci come il vento tanto da stupire Sara: tutti sapevano tutto di tutti, in certi casi anche nei minimi particolari. Si parlava perfino delle innumerevoli relazioni del Principe di Galles e la sua recente separazione dalla sua povera moglie Carolina Brunswick. I commenti sul Principe spesso non erano molto lusinghieri: era definito un libertino e spendaccione che odiava la moglie, tanto da presentarsi completamente ubriaco il giorno del suo stesso matrimonio. Alcuni anni dopo aveva liquidato la moglie per mancanza di “amore”, questo diceva la sua lettera. Un atto questo che permise a Carolina di ritirarsi in una residenza privata. Come si può dire sempre in questi casi, era stato fin dall’inizio un matrimonio senza amore. Sara non sapeva quanto fossero veri tutti i pettegolezzi raccontati dagli abitanti di Longbourn, ma le voci sul principe lo erano di sicuro. In quanto a gossip conosciuti, le persone di Longbourn, credo che riescano a battere qualsiasi social network dieci a zero, pensò Sara. Le chiacchiere sul suo conto stavano già circolando nel paese anche se erano poche e confuse. Il fatto la consolava assai e sperava in cuor suo che rimanessero tali – privati. Di certo non voleva di sicuro attrarre su di se troppe attenzioni, meno erano a conoscenza della sua storia meglio era per lei. Di sicuro non era sicuramente facile mantenere dei segreti con una persona come Mrs Bennet che non faceva altro che parlare e parlare tutto il tempo, intervallate da sporadiche interruzioni. In quel preciso momento si stava giusto lamentando con il suo povero marito.
   «Sono davvero stufa di sentire parlare di questo Mr Bingley. Un giovane che le nostre figlie non conosceranno mai» esclamò la moglie stizzita.
   C’era una certa ironia nei modi di fare di Mr. Bennet e talvolta, nella sua espressione del viso, si intravedeva la sua soddisfazione nel stuzzicare la moglie con piccole e innocue battute. In altri casi si divertiva a tenere sulle spine sua moglie e nel contempo era curioso di vedere come avrebbe reagito la moglie nel nascondere certe notizie: la visita a Mr Bingley era una di queste.
   «È davvero un peccato» rispose Mr Bennet. «Se avessi saputo prima della tua repentina perdita di interesse per il giovane Bingley mi sarei risparmiato una strada, ma oramai la conoscenza è fatta. Chi sono io per impedirvi di parlargli».
Le lamentele di Mrs Bennet si dissolsero del tutto e lei, assieme a tutte le loro figlie scoppiarono dalla gioia. Sara rimase in disparte, non disse nulla e non esultò, ma si limitò soltanto ad accennare un piccolo sorriso nell’osservare la contentezza delle ragazze: una felicità spontanea scaturita da un semplice gesto di amore. Tutte stavano esprimendo la loro gratitudine verso un padre così gentile.
   «Oh come siete stato gentile Mr Bennet», esclamò sua moglie, «sapevo bene del tuo amore profondo verso le nostre figlie. Quanto siete buono. Volevate solo prenderci un po’ in giro, ma alla fine lo avete fatto, siete andato a trovare il giovane Mr Bingley. Che abile che siete stato a non proferire parola con nessuno. Promettimi di non fare più questi brutti scherzi, lo sai quanto sono sensibili i miei poveri nervi».
   «Che emozione è se non stuzzico un po’ i tuoi poveri nervi. Adesso la conoscenza è fatta. Ora potete spettegolare quanto più vi piace».
   «Figlie, avete davvero un buon padre, non so proprio come potremmo mai ricambiare la vostra bontà. Jane al ballo dovrete indossare l’abito più bello che avete, e tu Lydia, anche se siete la più giovane, sono certa che vi chiederà di ballare almeno una volta».
   «Due balli o tre sarebbero l’ideale» rispose Lydia in modo sicuro. «Oltre a essere giovane sono anche la più alta di tutte. Rispetto alle mie sorelle potrei avere più possibilità con Mr Bingley».
   «Mary al ballo non indosserete quegli orribili occhiali, come potrete conquistare un gentiluomo con un accessorio del genere» disse con tono di accusa la madre.
   «Mah mamma, non ci vedo senza», protestò Mary.
   «Ti ho sempre detto che leggi troppo, tutta quella cultura alle donne non serve. Pensi solo a studiare, come potrai mai trovare un marito con una cosa così irritante? Sei così poco graziosa rispetto alle altre tue sorelle e quella cosa che indossi di certo non ti aiuta».
   Gli occhi di Mary iniziarono a riempirsi di lacrime quando Sara decise di intervenire nella discussione: «Nel sentire certe affermazioni rimango sbalordita. Se Mary ha problemi di vista non capisco perché non debba indossare un paio di occhiali da vista che oltretutto le donano. Potrebbero benissimo diventare un oggetto di moda e di design che pur nella sua semplicità, le da un effetto espressivo sul suo viso. Forse si potrebbero migliorare un poco con delle leggere modifiche nello stile della montatura, ma per il resto non vedo perché non dovrebbe portarli».
   Un’espressione di gioia e meraviglia apparve sul volto di Mary quando pronunciò quelle parole di conforto.
   «Non capisco come possa diventare un oggetto di moda una cosa così brutta. Sono solo
sciocchezze, solo i vecchi decrepiti portano gli occhiali e non una giovane donna della sua età».
   «Magari lei sposerà un altro giovane uomo con gli occhiali che la ama così com’è», rispose Sara indispettita.
   «L’amore, cos’è l’amore? Chi si sposa per amore al giorno d’oggi?»
Sara stava per ribattere, ma fu fermata da Mr Bennet: «Anch’io porto gli occhiali e non mi considero affatto un vecchio decrepito. Oltre a questo, tesoro mio, abbiamo già parlato della questione assieme all’ottico, è una decisione saggia per Mary indossare gli occhiali da vista se questo le porterà del beneficio. Cosa ne pensi Mary?» chiese voltandosi verso sua figlia in attesa di una risposta rapida che alla fine non venne. «Forse nostra figlia è un po’ troppo timida per rispondere. Lasceremo a lei la scelta e a nessun altro», concluse in modo deciso Mr Bennet.
   Sua moglie non cercò di aggiungere nient’altro nonostante sul suo volto apparve un’espressione di notevole disapprovazione. Fece finta di niente e continuò con i suoi soliti discorsi riguardanti il misterioso Mr Bingley. Di certo nessuna delle loro figlie era intenzionata a rovinare quella splendida giornata, così continuarono a tormentare il loro padre facendogli delle domande di ogni tipo sul nuovo vicino di Netherfield Park. Nei lunghi discorsi venne fuori che il gentiluomo oltre a essere ricco era incredibilmente bello, simpatico e che era intenzionato a portare con se una schiera di amici provenienti da Londra.
«Me lo ha riferito la stessa bocca di Lady Lucas», disse soddisfatta Mrs Bennet. «Che meraviglia! Con un po’ di impegno, entro questo inverno potremmo far maritare tutte le nostre figlie, compresa anche Sara, questo se Mrs Jenkins riuscirà a istruirti bene».
Sara sgranò gli occhi sorpresa: «Ve lo ripeto non era necessario chiamare una guardia del corpo o come voi la chiamate. La mia istruzione è ottima ve lo assicuro».
   «Una chaperon… Una chaperon... Oh! I miei poveri nervi», esclamò toccandosi la fronte con la mano come se dovesse da un momento all’altro svenire. «Quanto sono difficili le giovani di oggi e quanto riescono ad essere così testarde» Mrs Bennet si alzò di scatto con il busto verso Sara: «Non rilassarti troppo e fatti trovare a casa perché oggi pomeriggio arriverà Lady Lucas con Mrs Jenkins».
   Sara fece un lungo sospiro e se ne andò dalla stanza. Il matrimonio era l’ultimo dei suoi pensieri e di certo non aveva l’intenzione di rimanere per sempre qui nemmeno se Mrs Bennet le avesse trovato l’uomo più ricco d’Inghilterra. Decise di andare in camera sua a passare le ultime ore in pace prima dell’arrivo della sua futura guardia del corpo. Si sdraiò sul letto e pochi minuti dopo sentì bussare alla sua porta. Non può essere già qui, pensò Sara.
   Sbuffò e si alzò con malavoglia: «Avanti!»
   La porta si aprì. Sara fece un sospiro di sollievo non appena vide la figura sulla soglia. «Ah sei tu Mary».
   «Posso entrare?» chiese molto timidamente
   «Certo, accomodati pure, d'altronde questa è casa vostra».
Mary entrò nella stanza con il capo chino e si sedette sui bordi del letto. Poi alzò lo sguardo e disse: «Pensate davvero quello che avete detto?»
   «Se intendi il discorso su come stai con gli occhiali, sì confermo ogni parola che ho detto poco fa.»
   Gli occhi di Mary si illuminarono di gioia. «Cosa intendevate nel dire oggetto di design?»
Ripensò a ciò che aveva detto si schiarì la voce e cercò di dare una spiegazione più corretta possibile: «È il risultato di un processo estetico creativo e di progettazione di un qualsiasi oggetto che può essere riprodotto in serie grazie a procedimenti meccanici. Questa in linea di massima è la definizione di design», concluse lei soddisfatta guardando la faccia interrogativa di Mary. «Cercherò di spiegarmi un po’ meglio. Come ben sai qualsiasi oggetto che vedi in questa casa, dai piatti alle posate, dai bicchieri o dai tuoi stessi vestiti sono il frutto di un lavoro fatto a mano. E come ben sai ogni singolo oggetto è unico perché deve anche soddisfare le esigenze di ogni singolo cliente. L’oggetto di design invece, viene sì disegnato da qualcuno dotato di un forte senso estetico, ma questa viene poi riprodotta in serie con l’aiuto di macchinari industriali e non più manualmente».
   Mary rimase colpita dalla spiegazione: «Non avrei mai pensato che un oggetto potesse essere creato con il solo aiuto di un macchinario. Credevo che servisse solo per il pompaggio dell’acqua nelle miniere di carbone o nei filatoi meccanici».
   «Le macchine possono facilitare il lavoro dell’uomo in molte cose, il problema di fondo è come queste tecnologie verranno usate in futuro, se si darà o meno un ampio spazio all’etica o saranno utilizzate come strumento per aumentare le diseguaglianze e i problemi sociali».
   Rimase a riflettere stupita dalle parole appena dette da Sara. «Siete una ragazza molto profonda anche se ancora non riesco a comprendere appieno il significato delle vostre parole», abbassò per un’attimo lo sguardo sulle sue mani giunte e poi ricominciò a parlare. «Sono venuta qui da voi non solo per ringraziarvi, ma perché ero intenzionata ad aiutarvi nella vostra ricerca».
   «Quale ricerca stai parlando?»
   «In questi giorni vi ho visto spesso recarvi vicino alla porta di pietra situata nel nostro giardino».
   «Sai qualcosa a riguardo?»
   «Non proprio, ma so di certo che le iscrizioni che avete trovato sono in alfabeto Ogham.
   «Alfabeto Ogham? Cosa sarebbe?»
   «È un antico alfabeto irlandese, viene definito anche come l’alfabeto degli alberi. Veniva usato principalmente per scrivere l’irlandese antico ed è composto da venticinque lettere, ogni lettera corrisponde a uno specifico albero o arbusto ad eccezione della venticinquesima che rappresenta il mare».
   «Sono colpita. Come fai a sapere tutte queste cose?»
   «A volte mi intrufolo nella libreria di Mr O’Bryan, è l’unico posto dove posso trovare dei libri interessanti da leggere. Un giorno mi è capitato di trovare sulla sua scrivania un libro che parlava dell’alfabeto Ogham, così ho letto alcune pagine, ma non so ancora molto sull’argomento».
   «Pensi che questo Mr O’Bryan possa sapere qualcosa in merito?»
   «Credo di sì, parla in gaelico irlandese e conosce diverse lingue celtiche. Penso possa aiutarvi».
   «Quando mi potresti accompagnare?»
   «Forse domani, se non sarete troppo impegnata con Mrs Jenkins».
   «Già, è vero, la mia nuova chaperon… In qualche modo riuscirò a scollarmela di dosso».
   Mary fece un tenue sorriso in risposta ai commenti di Sara poi aggiunse: «Vi prego, non dite nulla a mia madre di Mr O’Bryan, lei non sa nulla di tutto questo, mi rinchiuderebbe a casa se lo scoprisse».
   «D’accordo, terrò la bocca chiusa».


Il Diario di Sara

mercoledì 13 setembre 1797

Che Dio ghe brazi l’anima a Mary. Devo dir che no pensavo la fosi cusì bifla. Co riverò a disgroparme de la mia “guardia del corpo” ‘ndarò del sior O’Bryan. Spero de rivar a disoverzer qualcosa.
Ogi pomerigio go conosudo la siora Mia Jenkins. Spero che la staghi tacada de mi per poco tempo perché za no la guanto. Apena che xe rivada sta flonflon1 la ga sbaiado in drio man el mio cognome. La ha cuminzià da Rosenwurth, poi la xe pasada con Rosinwirth, per rivar a ciamarme Rosenvy e infine Rosen. Tu mare beca, me ciamo Rosenwirth, cosa ghe vol per capir. Ala fine ghe go rinuncià, che la me ciami come la vol.
Insieme a siora Jenkins xe rivada anche una mula che la me par sai sgaia: Charlotte Lucas. La iera sai contenta de conoserme, la ga sai sentido parlar de mi da siora Bennet. Co la me ga dito sta roba, me ga fato sai strano, trovo bigoloso che la siora Bennet la pensi ben de mi, co la me vedi o la ga una crisi de nervi o la zerca de no farme parlar. Eh! Me domando, ma chi riva a ciacolar in modo serio con ela?
Co Charlotte go ciacolado un poco de tempo, poi xe rivada de novo de mi el cugno – Mrs Jenkins. La ga cuminzià a farme tuta una serie de domande, ànca de la mia istruzion. Neache se fosi in una camara de interogatroio de una zentrale de pulioti. Go zercado de risponder nel modo più curto e sintetico posibile. La se ga scandalizado per el fato che go fato l’università. Sti inglesi se scandaliza sai fazile, chi li capisi xe sgaio.
Dopo le domande de pulioto, la xe pasada a spiegarme come una giovine de bona famiglia la se devi presentar in publico, ’na de queste, che la me ga ripetudo do o tre volte, xe quela de no atirar tropo l’atenzion. Se me trovo in un momento imbarazante, che no rivo a tirarme fora, poso far finta de svenir. Pareria che i omini apreza sai la ciara sensibilità feminile. In do parole, qualche imbroiez xe conceso. La poi ga zontado che non poso rivolgerme diretamente a un omo se non son stada presentada e sporatuto durante un balo, no se pol balar più de do volte con el steso mato, altrimenti podesi pensar che te ga un interese importante verso de lu. La me ga asicurado che no gaverò tropi pensieri perché al balo de Meryton la ge sarà anche ela con mi – benon digo mi.
Charlotte ogni tanto la vardava e la sorideva. Beata ela che la xe felize, mi sai de meno. La se ga meso a rider co ghe go dito che la ciamo “la mia guardia del corpo”.
Meno mal che ghe sarà anche Charlotte al balo. Me fa piazer, perché penso che riverò a pasar meio la sera.
Per finir Mrs Jenkins la me ga domandà se ghe podevo sonar qualcosa al pianoforte per sentir come che sono. Son sta un poco a pensar cosa sonarghe a sta flonflon, in fine ghe go sonado la Marcia Imperiale de Star Wars. No gavesi mai dito, ma ghe ga piaso. La prosima volta poderia compagnar con sta musica co la riva, ghe staria ben.
“Sara, che la Forza sia con te”.

  1. Donna grassottella e sciatta
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