Barbara Mapelli, A difesa del Carroccio, olio su tela • Barbara Mapelli

Un’altra vita all’improvviso – Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen – Capitolo 28

Febbraio 15, 2024

Barbara Mapelli, Tramonto su Miramar, olio su tela

Maggio 16, 2025
 

A difesa del Carroccio: Memoria storica e dignità umana

L’opera A difesa del Carroccio di Barbara Mapelli, realizzata nel 2016, è un olio su tela (70x50 cm) che si inserisce nel ciclo pittorico Gli Invisibili. Questo progetto artistico esplora la condizione di coloro che vivono ai margini della società, come clochard e artisti di strada, rivelando la loro umanità spesso ignorata. Con questa serie, Mapelli invita lo spettatore a riflettere su storie che rischiano di restare sommerse, ponendo al centro dell’indagine artistica la figura umana e la sua dignità.

 

 

A difesa del Carroccio: Memoria storica e dignità umana

L’opera A difesa del Carroccio di Barbara Mapelli, realizzata nel 2016, è un olio su tela (70x50 cm) che si inserisce nel ciclo pittorico Gli Invisibili. Questo progetto artistico esplora la condizione di coloro che vivono ai margini della società, come clochard e artisti di strada, rivelando la loro umanità spesso ignorata. Con questa serie, Mapelli invita lo spettatore a riflettere su storie che rischiano di restare sommerse, ponendo al centro dell’indagine artistica la figura umana e la sua dignità.

 

 

 

A difesa del Carroccio: Memoria storica e dignità umana

L’opera A difesa del Carroccio di Barbara Mapelli, realizzata nel 2016, è un olio su tela (70x50 cm) che si inserisce nel ciclo pittorico Gli Invisibili. Questo progetto artistico esplora la condizione di coloro che vivono ai margini della società, come clochard e artisti di strada, rivelando la loro umanità spesso ignorata. Con questa serie, Mapelli invita lo spettatore a riflettere su storie che rischiano di restare sommerse, ponendo al centro dell’indagine artistica la figura umana e la sua dignità.

 

 

Il soggetto: la difesa simbolica del Carroccio

L’opera ritrae una comparsa del film Barbarossa (diretto da Renzo Martinelli), colta in un momento di attesa prima della difesa contro un nemico invisibile. Il protagonista indossa abiti medievali, immerso in un contesto che sembra sospeso tra realtà e rappresentazione. L’espressione seria e concentrata del volto trasmette un senso di responsabilità e fierezza, caratteristiche che l’artista riesce a cogliere con una sensibilità rara.

 

Il Carroccio, simbolo della libertà comunale, è al centro della scena, richiamando la storica Battaglia di Legnano (29 maggio 1176). Durante questo scontro, secondo la tradizione popolare, il Carroccio fu difeso dalla Compagnia della Morte guidata da Alberto da Giussano, entrato nell’immaginario collettivo come eroe popolare. Il riferimento storico si intreccia quindi con la dimensione simbolica, facendo emergere la riflessione sull’idea di difesa e sacrificio.

La tecnica: tra luce e introspezione

Mapelli utilizza una tavolozza composta principalmente da tonalità terrose e calde, creando un’atmosfera densa e quasi crepuscolare. Le pennellate fluide e morbide definiscono il volto del protagonista con delicatezza, mentre lo sfondo si mantiene volutamente sfocato, per accentuare il senso di solitudine e concentrazione.
La luce, elemento centrale nella poetica dell’artista, avvolge la figura senza accecarla, suggerendo un’illuminazione interiore più che esteriore. In questo modo, il personaggio appare immerso in una dimensione intima e sospesa, quasi come se la scena fosse il risultato di una rievocazione mentale piuttosto che di un episodio reale.

Il collegamento con Lucian Freud e il realismo di Antonio López García

Come nelle opere di Lucian Freud, il ritratto di Mapelli si concentra sulla figura umana e sulla sua psicologia, piuttosto che sull’aspetto glorioso o ideale. Freud era celebre per il suo approccio spietato e realistico, in cui ogni dettaglio, ogni segno della pelle e della carne, diveniva testimonianza di vita, e non si limitava a rappresentare solo l’estetica del corpo. Nelle sue opere, come in A difesa del Carroccio, il corpo e l'espressione non sono semplici rappresentazioni fisiche, ma diventano veicoli di storie ed emozioni. La figura ritratta da Mapelli, pur essendo un personaggio storico, viene elevata a simbolo universale del sacrificio e della resistenza, un tema che Freud trattava spesso, non solo nel corpo fisico, ma nell'introspezione psicologica dei suoi soggetti.

Il lavoro di Barbara Mapelli trova un interessante parallelo con l’arte di Antonio López García, maestro del realismo contemporaneo spagnolo, celebre per la sua capacità di cogliere la dimensione intima e quotidiana della figura umana. Come López García, anche Mapelli affronta il tema della verità interiore dei suoi soggetti, riuscendo a trasmettere l’autenticità delle emozioni attraverso un uso calibrato della luce e del colore.
Entrambi gli artisti condividono l’attenzione per il dettaglio e la volontà di ritrarre non solo la fisicità, ma anche l’anima dei protagonisti, rendendo l’opera un ponte tra rappresentazione estetica e narrazione umana.

La centralità della luce e del realismo psicologico

Un aspetto fondamentale che lega il lavoro di Freud a quello di Mapelli è l’utilizzo della luce come elemento rivelatore. Freud, attraverso la sua pittura ad olio, giocava con la luce per mettere in risalto l'autenticità del corpo umano, spesso esposto nella sua vulnerabilità e nella sua materia. Allo stesso modo, Mapelli utilizza la luce per rivelare la condizione interiore del suo soggetto, cercando di trasmettere la sua emotività e il senso di sacrificio attraverso la sua postura e il suo sguardo. La luce, che avvolge delicatamente la figura del protagonista, riflette l'interiorità del personaggio, dando vita a un'immagine che non è solo storica, ma emotivamente evocativa.

 

Il significato simbolico: tra memoria e identità

Il ciclo Gli Invisibili si pone come una riflessione sulla marginalità e sulla memoria. In questo contesto, A difesa del Carroccio non rappresenta solo un episodio storico, ma diventa una metafora della lotta personale e collettiva per il riconoscimento e la dignità. La scelta di rappresentare una figura “invisibile” – una comparsa cinematografica che interpreta un eroe leggendario – diventa una provocazione: quanto spesso attribuiamo valore solo a chi è in primo piano, dimenticando i protagonisti secondari della vita e della storia?

Mapelli, attraverso questa riflessione, sottolinea come il valore umano non risieda nella notorietà o nel ruolo sociale, ma nella capacità di difendere simbolicamente qualcosa di significativo, che sia un ideale o una storia personale. Il Carroccio, diventa emblema di una battaglia intima, in cui ognuno combatte per non essere dimenticato.

 

Conclusione: l’umanità che resiste

Con A difesa del Carroccio, Barbara Mapelli continua il suo percorso di esplorazione delle identità fragili e marginali, utilizzando la pittura come strumento di riscatto e riflessione. La scelta del soggetto e il trattamento pittorico restituiscono un’opera che invita a guardare oltre l’apparenza, riconoscendo il valore umano anche dove, a prima vista, sembra non esserci nulla di epico o eroico.

Quest’opera, come altre della serie, mette al centro il concetto di luce interiore: una fiamma che brucia anche in chi vive ai margini e che l’artista riesce a portare alla luce con sensibilità e rispetto. In questo senso, A difesa del Carroccio non è solo un omaggio alla storia, ma anche una potente riflessione sulla condizione umana e sulla dignità dell’essere.

Barbara Mapelli, A difesa del Carroccio, olio su tela
Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web e per statistiche anonime, da qui puoi gestire le tue preferenze Data Protection Policy.
Read more
error: Content is protected !!