Il castello di Ussè • Barbara Mapelli
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Il castello di Ussè

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Lasciata la dimora di Chenonceau ci dirigiamo verso l’incantevole castello di Ussé, residenza privata del Duca di Blacas.
Al limitare dell’oscura e misteriosa foresta di Chinon e tra bellissime terrazze fiorite, sorge l’incantevole castello di Ussè. Questa dimora fu costruita per la maggior parte nel XV e XVI secolo su un’area già anticamente abitata. Ogni proprietario apportò a questo luogo un tocco personale che gli conferì, con il tempo, un fascino incredibile.

 

La prima fortezza che apparteneva nel 1004 a un terribile vichingo di nome Gelduin I, aveva una pianta quadrangolare con torri. Alla fine del Quattrocento la proprietà passò a Giovanni V di Bueil (ammiraglio di Francia, soprannominato “flagello degli Inglesi”, il quale la arricchì con altre torri ed elementi architettonici.

Il castello passò nel 1485 alla nobile famiglia bretone d’Espinay. Essi proseguirono i lavori di abbellimento e ampliamento di questa dimora, con la ricostruzione dell’ala ovest.
Le nuove influenze rinascimentali spinsero i proprietari a demolire l’ala settentrionale per poter godere del panorama sul fiume Loira. In questa occasione venne allungata l’ala ovest in forme neo-rinascimentali e fu collocata una nuova scala all’angolo sud-ovest. Anche gli interni vennero ristrutturati con l’abbassamento dei soffitti delle sale.

 

Tra il 1521 e il 1538 venne costruita la cappella, dedicata a sant’Anna, che è considerata uno degli esempi migliori della transizione dallo stile gotico a quello rinascimentale. La facciata è finemente scolpita e decorata con conchiglie, rosoni e arabeschi. Al suo interno si conserva una “Vergine con il Bambino” di Luca della Robbia.

La visita del castello inizia dalla sala delle Guardie e racchiude in se una raccolta d’armi e di oggetti indiani. Nel Quattrocento questa stanza era l’entrata del castello e vi si accedeva tramite un ponte levatoio. Nella teca vicino all’ingresso è collocata un’arma indiana singolare, il Kouttar, pugnale a 1 o 2 lame per la caccia alla tigre.

Nel salone, oltre ai bellissimi arazzi di Bruxelles con raffiguranti il tema biblico di Davide e Golia, è possibile ammirare un incredibile studiolo fiorentino cinquecentesco, in ebano e pero, intarsiato in madreperla e avorio, con ben 49 cassetti e nascondigli.

Dalla piccola stanza con volta in tufo, la sola rimasta come nel Quattordicesimo secolo, si accede ai sotterranei dei castello. In questo luogo è possibile vedere l’enorme caldaia che un tempo serviva a riscaldare il palazzo.

Vicino alla grande scala, costituita da una rampa in ferro battuto dell’inizio del Sedicesimo secolo, si può ammirare una portantina settecentesca, un paio di stivali, del peso di 2 kg che fungevano come protezione contro gli urti e le intemperie, un cassettone spagnolo e un cannone novecentesco che fu utilizzato per annunziare la nascita del Duca attuale nel 1943.

Nella camera del Re si può ammirare il bellissimo letto a baldacchino il stile Luigi XVI e un mobilio settecentesco. Durante il regno di Luigi XIV era un dovere e un obbligo, per certi castelli preparare un appartamento reale.

©Barbara Mapelli - Riproduzione riservata
 

Ma ve la ricordate la fiaba della Bella Addormentata?

Vi rinfresco un pò la memoria...


C’era un volta un Re e una Regina che per molti anni avevano atteso un figlio. Dopo una lunga attesa finalmente il loro desiderio fu esaudito. Nacque una bambina che chiamarono Aurora, come la dea del mattino perché riempiva di sole la loro vita.

Per festeggiare la sua nascita, diedero una grande festa invitando anche le fate del regno affinché le facciano da madrina. Ognuna delle fate offrì alla principessa Aurora un dono: "Piccola principessa, il mio dono sarà la bellezza" disse la prima fata, mentre la sua bacchetta spruzzava scintille di polvere fatata. "Piccola principessa, il mio dono sarà una voce dolcissima" disse un’altra.

Mentre la terza fata stava per offrire il dono della felicità, sopraggiunse una fata cattiva, furente per non essere stata invitata ai festeggiamenti. Per vendicarsi donò alla bambina una maledizione: «La principessa, in vero, crescerà in grazia e bellezza. Amata da tutti coloro che la circondano. Ma... prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno, ella si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio e morrà!».

Una delle fate che non aveva ancora offerto il suo dono, agitò rapidamente la bacchetta sopra la bambina dicendo: «Rassicuratevi, o Re e Regina; la vostra figlia non morirà: è vero che io non ho abbastanza potere per disfare tutto l'incantesimo che ha fatto la mia sorella maggiore: la Principessa si bucherà la mano con un fuso, ma invece di morire, s'addormenterà soltanto in un profondo sonno, che durerà cento anni, in capo ai quali il figlio di un Re la verrà a svegliare».


Per impedire che la profezia si compia, il Re bandì tutti gli arcolai del regno. All’età di 15 anni, la principessa per caso incontra una vecchia che stava tessendo, e il fato si compie.
Il Re si ricordò della predizione delle fate, e fece mettere la principessa nel più bel appartamento del palazzo, sopra un letto di ricami d’oro e d’argento. Quando arrivò la fata buona, fece addormentare insieme alla principessa, l’intero castello. Con il tempo il castello incantato si coprì di una fitta rete di rovi, tale da impedire chiunque di penetrarvi.
Dopo cent’anni un principe andò a caccia in quei dintorni e domandò cosa fossero quelle torri che si vedevano in mezzo alla folta boscaglia. Un contadino gli disse: «Mio buon Principe, sarà ormai più di cinquant'anni che ho sentito raccontare da mio padre che in quel castello c'era una Principessa, la più bella che si potesse mai vedere; che essa doveva dormirvi cento anni, e che sarebbe destata dal figlio di un Re, al quale era destinata in sposa».
A queste parole il principe si recò subito al castello in cui dormiva la principessa. Appena si mosse verso il bosco, miracolosamente tutti gli alberi d'alto fusto e i pruneti e i roveti si aprirono dinanzi a lui.

Quando il principe trovò la principessa se ne innamorò a prima vista e grazie al suo bacio la risvegliò dal sonno profondo.

©Barbara Mapelli - Riproduzione riservata