La splendida città termale di Bath • Barbara Mapelli
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La splendida città termale di Bath

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Nella contea del Somerset, a sud-ovest dell’Inghilterra, si trova la bellissima città di Bath. Essa sorge lungo le rive del fiume Avon. Nel corso dei secoli è sempre stata una delle destinazioni preferite della Gran Bretagna, in modo particolare per le sue sorgenti termali.
L’acqua che vediamo alle terme di Bath, dapprima cade come pioggia sulle Mendip Hills, scende poi attraverso le falde acquifere calcaree fino a una profondità compresa tra i 2.700 e i 4.300 metri e raggiunge una temperatura tra i 64° e i 94°C. L’acqua calda risale infine in superficie a una temperatura di 45° dopo aver superato le rocce calcaree situate sotto Bath.

 

Un leggenda racconta che il fondatore di Bath, è stato il principe Celta Bladud, figlio di Ludhudibras.

Nel IX secolo a.C. quando Bladud si ammalò di lebbra e venne bandito dalla corte, andò a lavorare in questi luoghi come guardiano dei porci. Poco tempo dopo si accorse che i suoi maiali erano completamente guariti dalle verruche e dalle piaghe. Infatti gli animali amavano molto sguazzare per i rivoli di acqua che sgorgava dal sottosuolo. Bladud comprese che il suo problema di salute poteva essere risolto grazie alle acque termali, quindi decise di immergersi nella fanghiglia (all’epoca era una palude). Grazie alle acque curative di Bath, guarì del tutto e fu riammesso di nuovo nella corte di suo padre.

 

Nel primo secolo a.C. queste zone erano occupate dalla tribù celtica dei Dobunni, un popolo di contadini che conoscevano la moneta prima dell’arrivo dei Romani. I Celti erano convinti che i poteri curativi delle terme di Bath, fossero dovute alla sacralità del posto. Le sorgenti erano un luogo sacro della dea Sulis (dea Minerva dei romani).

Nel periodo del dominio romano, i Romani costruirono qui il proprio insediamento.  La città venne poi ribattezzata con il nome: Aquae Sulis (le acque di Sulis). Per i Dobunni, l’invasione romana portò un drastico cambiamento nella loro società.

I Romani cercarono sempre di mantenere delle corrispondenze tra le divinità romane con quella dei popoli conquistati. Aquae Sulis fu dedicato alla dea Minerva, molto somigliante alla dea Sulis. Solo i Druidi con i loro sacrifici umani, dovevano essere distrutti.
Lo stesso Cesare, nella guerra gallica, racconta di queste barbari riti sacrificali. Il sacrificio umano rappresentava un’offerta alla divinità e corrispondeva ad una ritualità precisa. Cesare menziona anche l’uomo di vimini, uno dei tanti modi in cui i Druidi della Gallia compivano i loro sacrifici. Nel The Wicker Man, costruito con dei bastoni, i Celti mettevano uomini vivi e lo incendiavano come omaggio agli dei.

Riti decisamente macabri e raccapriccianti. I tempi passano e le usanze restano anche ai giorni nostri. Sì, perché certi riti e certe credenze sono vivi ancora oggi e sono fatte da persone che mai e poi mai avremmo immaginato riuscissero ad arrivare fino a tanto. In un recente articolo pubblicato su database Italia, spiega dell'esistenza di una rete globale di organizzazioni dedite al traffico di bambini che vengono poi abusati o uccisi durante i rituali satanici. Il Tribunale Internazionale sui crimini della Chiesa e dello Stato sta raccogliendo moltissime testimonianze in merito e ha già effettuato diversi arresti e liberato molti bambini.
In questo mio articolo, al momento, non desidero addentrarmi in questo argomento anche perché mi porterebbe fuori contesto. Comunque vi consiglio vivamente di leggere l’articolo che vi linkerò.

 

La costruzione delle terme

La costruzione delle terme di Bath è stato uno dei progetti in cui i romani avevano svolto con particolare attenzione. Non solo dovevano intervenire nel regno della dea Sulis, ma dovevano stare molto attenti nel costruire un edificio su un ambiente così fragile come le sorgenti termali. Tutto doveva essere perfetto. Innanzitutto costruirono delle strutture lignee sotterranee per evitare che l’intero edificio sprofondasse nel fango. Poi importarono in loco tutti i materiali necessari alla sua costruzione, bloccarono il corso d’acqua naturale del fiume Avon e lo fecero defluire in un nuovo canale di scolo appositamente costruito (Questo per non far gravare il flusso d’acqua sull’edificio).


Il bagno per i romani

Per la società romana il bagno era molto importante. Le terme di solito comprendevano uno spogliatoio (apodyterium), una vasca con l’acqua ghiacciata (frigidarium - sala fredda), delle stanze con vapore tiepido (tepidarium) dove il corpo si prepara per le alte temperature dell’acqua termale, delle stanze destinate ai bagni di acqua calda e di vapore (caldarium) e con riscaldamento nel pavimento. Nelle terme di Bath c’era anche una stanza per la sauna secca e intensa (laconicum) il cui calore proveniva da appositi ambienti detti praefurnia e dai bracieri collocati nella stanza.
L’accesso alle terme era aperto a tutti, anche ai più poveri. Come ai giorni nostri, era un luogo di socialità, di benessere e un rituale di bellezza.

 

L'abbandono delle terme

Con il declino dell’impero romano, le terme vennero abbandonate fino a cadere nell’oblio. Nel 1755, Beau Nash decise di ravvivarlo e di trasformarlo in un elegante ritrovo per l'aristocrazia londinese.

Con alti e bassi, nel corso dei secoli, le acque termali di Bath sono sempre state sfruttate per curare i malati. La città nel tempo diventò un luogo elegante e alla moda, frequentata da nobili e aristocratici. Perfino i membri della Famiglia Reale amavano passare qui il loro tempo.

 

La scrittrice Jane Austen a Bath

La stessa scrittrice Jane Austen trascorse a Bath cinque anni della sua vita, da maggio 1801 a luglio 1806. Il trasferimento dalla sua città natia, Steventon, a Bath è stato per lei un evento che le ha sconvolto la vita. A livello creativo, gli anni passati a Bath, non sono stati molto produttivi per Jane . The Watsons, opera iniziata quando Jane era a Bath, è stata lasciata incompiuta. Anche se non finita, il romanzo risulta essere uno degli esperimenti immaginari più interessanti delle opere della Austen.

 
Il distacco dalla casa natia è generalmente un grande dolore per una persona giovane con sentimenti forti e una viva immaginazione, e Jane fu estremamente infelice quando le fu detto che il padre, ormai settantenne, aveva deciso di rinunciare ai suoi doveri e di trasmetterli al suo primogenito, che sarebbe stato il suo successore nella rettoria di Steventon, e di trasferirsi con la moglie e le figlie a Bath. Jane era assente da casa quando fu presa questa decisione, e, dato che il padre era sempre veloce sia nel prendere che nel mettere in atto le sue decisioni, ebbe poco tempo per rassegnarsi al cambiamento.

James Edward Austen Leigh, nel Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen) del 1870, al capitolo III

 
Il primo impatto con Bath col tempo buono non corrisponde alle mie aspettative; penso che la vedrò più distintamente attraverso la Pioggia. – Il Sole faceva da sfondo a tutto, e dalla cima di Kingsdown l’aspetto del luogo, appariva tutto vapore, ombra, fumo e confusione.

Jane Austen lettera del 5-6 maggio 1801

La morte del padre e i trasferimento a Chawton

Dopo la morte del padre, nel 1809 Jane, assieme a sua madre e alle sue sorelle si trasferiscono a Chawton.

"Chawton può essere chiamata la seconda, così come l'ultima casa di Jane Austen; perché durante le residenze temporanee della festa a Bath e Southampton era solo una soggiornante in una terra straniera; ma qui ha trovato una vera casa tra la sua stessa gente".

Un libro di memorie di Jane Austen, James Edward Austen Leigh

A Chawton Jane trovò l’ispirazione giusta per scrivere le sue opere. Ha riscritto Elinor &Marianne (Sense and Sensibility), grazie all’aiuto di suo fratello Hanry, pubblicò Pride & Prejudice, iniziò Mansfield Park, Emma e The Elliots (Persuasion), riacquisì il manoscritto Susan (Northenger Abbey) e iniziò a scrivere, senza finirlo perché si ammalò, The Brothers (Sandinton).

Se volete entrare nel mondo di Jane Austen a Bath, andate a visitare il Jane Austen Center. Potrete conoscere la storia di questa bravissima scrittrice inglese, vestirvi con gli abiti dell’epoca, gustare del cibo tipico Regency, provare a scrivere con la penna e inchiostro o farvi fotografare con il famoso waxwork di Jane.

© Barbara Mapelli - Riproduzione riservata

 
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