Un'altra vita all’improvviso - Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen • Barbara Mapelli
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Un’altra vita all’improvviso – Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen

Un’altra vita all’improvviso – Come farsi catapultare impreparati nel mondo di Jane Austen – Capitolo 2
Settembre 27, 2022
Il Stone Circle di Stonehenge
Settembre 12, 2022

Romanzo a puntate scritto da Barbara Mapelli

 

 

Prologo

I  boschi cominciavano a tingersi di rosso quando una signora inglese decise di acquistare a Banne l’ex tenuta del nobile Josep Burgstaller per farne la sua residenza. I lavori di bonifica e di ristrutturazione erano molti, ma il luogo ben si adattava alle esigenze dell’anziana. Lei era la tipica donna inglese: magra, lunghi capelli biondi sempre raccolti e un lungo collo sottile. Nulla si sapeva della sua vita e del suo nome o di cosa si occupasse durante le sue giornate, tutti la chiamavano semplicemente la signora Hill.
 I mesi passarono via veloci come il vento e il lungo viale che conduceva alla villa, si riaccese di mille colori. La natura traboccante e selvaggia era stata tolta; l’erba alta che ricopriva l’ingresso principale della casa era scomparsa; si sentivano i profumi dei fiori e dell’erba bagnata dalla rugiada, l’odore dei pini e di gelsomino. L’antica dimora aveva riacquistato il suo antico splendore. Ora non c’erano più muri scrostati, invasi di macchie di umidità, imposte cadenti e saloni vuoti. Ogni stanza era arredata con gusto e senza sfarzo, con mobili antichi arricchiti da oggetti d’arte; quadri di paesaggi inglesi allietavano le pareti tinteggiate di rosa antico. Un ampio atrio rosso accoglieva i pochi ospiti che vi entravano.
 Quella classica eleganza dell’interno era rispecchiata anche all’esterno. Bianche cornici di marmo circondavano le finestre della facciata principale perfettamente bilanciata. Al centro, la scritta rossa “Caserma Monte Cimone” aveva fatto posto a “Villa Burgstaller” in ricordo del primo proprietario. Più in basso, su un piccolo balcone di pietra, si apriva una porta finestra avvalorata da due blasoni in pietra; su ognuno di essi era stato ridipinto lo stemma della Trieste austro-ungarica. Nella parte sottostante, un’imponente porta in legno massiccio intarsiato permetteva l’ingresso nell’abitazione. Tra la casa e la strada principale, correva una lunga ringhiera nera dalla quale era stato rimosso il lungo filo spinato che circondava l’intero possedimento.
 Oltre all’abitazione principale c’erano le case per i domestici, una stalla per i cavalli, delle serre e una piccola chiesa. Tutt’attorno era circondato da una bassa siepe e in un angolo nascosto da una folta vegetazione, c’era una porta di pietra con delle iscrizioni sconosciute. Alcune persone nei dintorni dicevano di aver visto delle strane luci nella notte. Per questo motivo circolavano sempre più voci sulla quella bizzarra signora inglese.

 
 

Capitolo 1

Il Diario di Sara


Domenica 28 agosto 2022

No gaveria mai imaginà che ’na porta de piera podesi cussì tanto stremirme. 1 Ma no xe tanto per la porta, ma più che altro pel quel che go visto dentro.
Sta matina co la bici son pasada vizin ala casa dela siora Hill. Dopo tute le ciacole del rion, iero sai curiosa de veder de fora tuta la ristruturazion dela vila fata in cussì poco tempo. Me son inoltrada pel el vialeto de giara, e son ‘ndada pel tuto rente la casa. A un zerto punto go sentì come un fis’cio acuto sai strano.2 Son ‘ndada drio a sto rumor fin che go visto, in un canton dela proprietà e sconto in mezo ale frasche 3, sta strana porta de piera. Son stada la a vardarla come una pampel 4 pel un pocheto de tempo e dopo un poco go visto come un lumin che vigniva fora.
Forsi son ciapada de le strighe.5
Spero de no. Son ‘cora zovine per inscominziar a gaver sti problemi. Ma co son rivà la vizin go sentì come se una forza sconosuda la zercase de rucarme 6 dentro. De colpo tuto in torno a mi, pareva no moverse, come se el tempo se fussi fermà de colpo. In quell’atimo sospeso de minuti indefinidi, go lumà ‘na casa de pieracota rossa.7 Xe stada una roba sai strana perché su per de là xe solo boscaia 8 e un vasto pra.9 Devo dir che go ciapà una vera e propia strenta 10 e co son andà via, me go intopà e son cascada col cul sul pra.
Dopo un bic’, sia el fis’cio, che sta forza i xe findi. Po go ciolto la mia machina fotografica e go rivà a far qualche foto. Ghe xe dele strane iscrizioni intorno la cornise. In vita mia no go mai visto gnente del genere. Tornerò doman, forsi rivo a capir qualcossa de più.

 

S ara chiuse il diario dalla copertina in pelle marrone e lo ripose sotto il morbido cuscino del letto matrimoniale. Le lancette dell’orologio appese alla parete blu della stanza facevano le undici e un quarto di sera. Guardò il cellulare — Tomas non l’aveva ancora chiamata. Erano diversi giorni che non lo sentiva. Aveva smesso di cercarlo dopo l’ultima discussione avuta con lui. Il suo rapporto si stava affievolendo sempre di più e questo proprio non lo capiva. Da quando aveva conosciuto Tomas, aveva fatto piazza pulita dei molti corteggiatori che le giravano attorno. Li aveva sempre respinti tutti. Sara era una bella ragazza, non le manca nulla; era slanciata, con i capelli castani, intelligente e iscritta all’ultimo anno della facoltà di Lettere e Filosofia – era la sua seconda laurea. Spesso si soffermava a meditare su questa sua voglia di conoscere e di apprendere. Dove l’avrebbe condotta ancora non lo sapeva. Gli sbocchi post universitari molto spesso non portavano a nulla a livello lavorativo, anzi, c’era una più che ampia possibilità di rimanere disoccupati o trovare qualche impiego tappa buchi. Anni passati sui libri a cosa le era servito? L’impegno e la dedizione che ci metteva lo faceva solo per se stessa e non le importava se il suo ragazzo Tomas la rimproverava come se fosse una qualsiasi bambina viziata. Dopo tutto questo tempo, forse Sara era arrivata a una conclusione definitiva e per lei molto amara: il problema era il suo ragazzo Tomas. Ogni volta che ripensava ai giorni passati con lui, capiva sempre più la sua indifferenza — forse non l’aveva mai amata e apprezzata veramente. Si sentiva divisa in due, una parte legata al pensiero di Tomas e alla sua vita assieme a lui; dall’altra a quel suo continuo ripensamento in questa scelta. Sprofondò in un senso di tristezza perché in cuor suo sapeva di essere per lui solo un ripiego. Oramai era una donna e desiderava sempre più essere ricambiata dell’amore che voleva dare.
  Sospirò leggermente. Prese l’accappatoio nell’armadio di legno bianco della camera da letto e si recò in bagno per cercare un po’ di conforto dopo la lunga giornata.
  Aprì l’acqua della vasca e si guardò allo specchio. Gli occhi verdi si riempirono di lacrime di dolore, per quel rapporto insano e immaturo. Cercò di respingere quell’ondata di amarezza. Non poteva piangere a causa sua. Abbassò la testa e si lasciò cadere nella vasca. Dalla memoria le ritornò in mente ciò che aveva visto quella mattina — xe stà tuto cussì strano.

Il Diario di Sara

Lunedì 29 agosto 2022
No so do che me trovo.

Me son sveiada in un leto che no xe mio. Go un forte mal de glava.
Forsi no dovevo tornar la de la porta de piera.11

Martedì 30 agosto 2022
No son nanca zerta de la data.
Me son dismisià in ‘na camera de leto. Una siora vestida co un abito fora moda la me ga domadà in inglese molto forbito, se volevo qualcosa de magnar.
Perché la me ga parlado in inglese? Forsi son a casa dela siora Hill. Stago cussì mal che go rivado a dir solo qualche parola.
La go ringraziada, ma ghe go dito che no go fame e me fa sai mal la glava.12

Data sconosuda
Go zercado l’interutor de la luze, ma no la go trovada. Come pol eser?

Data sconosuda
No so che ora che xe. Una luse fioca vien fora dale tende serade.13 Un bic’ fa xe vegnù un che se fazeva pasar pel dotor. Un imbroion digo mi. Stavo ancora spavando co sto zarlatan xe entrado in te la camara.14
El se ga sentà sula carega vicin el mio leto e el ga cuminzià a pregar. Camadòdise, no son morta e no stago pel tirar i crachi, go solo ’na febreta e un mal de testa che no vol pasar.15 A cossa servi pregar? Mancava solo sto mona de un cesoto basa banchi de un trapoler. Co ghe go domandà se el gaveva dela aspirina o dela tachipirina pel la mia febre, el me ga vardà in modo sai stambo. 16 El me ga dito che no el conosi né l’aspirina e né la “tachipirina”. Tuti conosi l’aspirina o la tachipirina, i la dà anche ai fioi. Po, i ne ga bombardà el zervel per do ani de pandemia co sta “tachipirina e vigile atesa”… sì, vigile atesa de tirar i crachi e finir a sburtar radicio.17 Non xe che sto mato el gabi ciapado ripetizioni del Ministro Speranza? La tachipirina ormai la conosi anche le piere.
A un zerto punto el voleva darme del laudano. El trapoler me voleva anca drogar. Me ga girà i bacoli e ghe go da el chez. Voio ‘ndar via de sta casa de mati.
18

Data sconosuda, un fià de ore dopo19
Che bota de cul che go avù, nel mio rusac go trovà dela aspirina. La febre la se ga sbasà.20
Go recuperado anca el mio celulare nela speranza de rivar a ciamar qualchidun e avisar de no preocuparse. Mia mama la gaverà za mobilitado tuti i pulioti dela cità, meso anunci su internet, radio e television.21
Camadodise, no go linea. Fora xe za scuro. Doverò spetar doman matina pel telefonar da un telefono fiso.
22

Un fià dopo.
Ostregheta. No rivo a creder che no ghe sia eletrizità in sta casa. Xe solo candele che fa luse come i lumini de i morti.Poco fa me son alzada pel ‘ndar in zerca de un condoto.23 No stago ancora ben, infati co me sen tirà in pie me girava la glava. Dopo gaver torziolado in scuro pel tuto el pian de sora senza un gran suceso, go incontrà ‘na servidora.
“Bona sera signorina. La ga bisogno de qualcosa?”, la me ga domandado in inglese.
“Sì, un bagno”
“La se vol lavar a sta ora?”
“No, no me devo lavar, go de far la pipì”
La go seguida solevada pensando che la me portasi do che volevo ‘ndar, inveze no. Le me ga portà in camara mia e de soto el leto la ga tira fora un bucal. Mi la go vardada sai mal.
“La me scusi, ma no xe ‘na stanza co un wc?”
La me ga vardà come se ghe gavessi fato ‘na domanda de fisica quantistica. Ala fine go rinuncià e go spanto l’acqua nel bucal.24
Vado a spavar che xe meio.

Data sconosuda
Qualchidun me ga lassà ‘na guantiera25 co del magnar su ‘na picia tola vizin el leto. Ghe xe ‘na broca de acqua, un panin, dei ovi e un poco de panzeta. ‘Na clasica colazion inglese. Go la panza che me buliga de la fame. Magno e strico ancora un pocheto.

 

A prì gli occhi e mise lentamente a fuoco la stanza in cui si trovava.
  Una luce mattutina entrava da una ampia finestra; sotto ad essa una scrivania di mogano su cui erano appoggiati alcuni libri e un calamaio. C’era un forte odore di lavanda e fiori di campo. Si alzò dal letto di legno a baldacchino e si avvicinò al fuoco accesso del camino di pietra; lo osservò per alcuni istanti ripensando a quello che le era capitato prima di ritrovarsi in questo luogo: la casa della signora Hill, la porta di pietra, la luce bianca — poi più nulla. Che logo xe sto qua? Devo tornar a casa, questo xe zerto.26
  Indossava una lunga camicia da notte bianca di cotone fuori moda. Questo decisamente non era capo di abbigliamento che si poteva trovare nei suoi cassetti.
  Cercò i suoi abiti e li trovò accuratamente piegati su una sedia. Si vestì velocemente, recuperò il suo diario, lo mise nello zaino e uscì dalla stanza.
  Scese lungo una scala in legno e raggiunse un atrio molto ampio. Delle alte finestre di legno in stile inglese, poste a lato dell’ingresso principale, entrava una forte luce bianca; i muri erano ricoperti da carta da parati con motivi floreali; tutto l’arredamento sapeva di antiquato, a partire dai mobili del primo Ottocento sembravano appena usciti da una bottega artigiana del luogo, ai pochi oggetti collocati qua e là nelle camere, fino alle due persone, una donna e un uomo, intente a discutere su un certo signor Bingley, ricco e single. Forsi i sta recitando pel un film, ma dove xe le cineprese?
  «Mio caro Bennet», disse la signora dai capelli argentati raccolti in una crocchia, «come potete essere così tedioso! Sapete che sto pensando a fargli sposare una di loro».
  «È venuto qui con questo progetto?» affermò il signor Bennet.
  «Progetto! Sciocchezze! Come potete parlare così! Tuttavia è molto probabile che possa innamorarsi di una di loro ed è appunto per questo che dovete fargli visita non appena arriverà».
  Sara si avvicinò lentamente alla stanza e bussò sulla porta aperta.
  «Finalmente vi siete svegliata!» disse il signor Bennet.
  Il signor Bennet le si avvicinò. Era un uomo elegante di mezza età, poco più alto di lei e con corti capelli argentati. I suoi occhi azzurri la fissarono attraverso gli occhiali rotondi e poi proseguì: «Eravamo tutti così preoccupati per voi. Qualche giorno fa vi abbiamo trovato nel nostro giardino. In un primo momento pensavamo foste morta, ma per fortuna eravate solo svenuta.»
  «Ora sto meglio, grazie».
  «Molto bene» ribatté, «lasciatemi che vi presenti mia moglie, la signora Bennet».
  «Molto piacere, io sono Sara» sorrise e allungò il braccio per stringerle la mano. Lei la guardò in modo perplesso e fece solo un leggero inchino. Non so se era più imbarazzata per la stretta di mano non data o per quel suo sguardo penetrante, fisso su di lei.
  «Mia cara, vi chiamate solo Sara?» chiese il signor Bennet in modo distinto.
  «Sara Rosenwirth».
  «Non è un cognome inglese.»
  Sara rimase un po perplessa «Sono triestina come molti altri.»
  «Siete molto lontano da casa. Per caso siete in visita da qualche parente o amico?»
  «Distante? Perché distante?», chiese Sara. «Abito con mia madre e la mia casa non è molto distante da qui.»
  «Davvero strano, conosciamo tutti nel quartiere e non ho mai udito il nome della vostra famiglia», affermò la signora Bennet. «Vostra madre sarà felice di vedervi sana e salva, come io sarò felice se mio marito mi ascoltasse una volta tanto» proseguì il suo discorso spazientita. Tormentò il signor Bennet ancora per alcuni minuti.
  All'improvviso il signor Bennet chiese a Sara: «Signorina Rosenwirth, anche voi siete in cerca di marito?»
  Sorrise e rispose «No, grazie. Desidero solo ritornarmene a casa.»
  «Quindi, siete sposata?»
  «No, signore, non sono sposata e nemmeno fidanzata».
  «Sapete, ho appena appreso da mia moglie che un certo signor Bingley ha preso in affitto Netherfield. Credo verrà a stare qui la prossima settimana.» Poi si rivolse alla signora Bennet e proseguì, «magari potreste convincere la signorina Rosenwirth a venire con voi e le ragazze e andare a visitare questo ambito ricco scapolo.»
  «Ma, mio caro, lo sai bene che è sconveniente fare visita ai nuovi arrivati se prima non lo fate voi. Dovete andare a presentarvi al signor Bingley non appena verrà a vivere qui vicino.» affermò la signora Bennet.
  «Vi fate troppi scrupoli, sicuramente il signor Bingley sarà felice di conoscervi. Gli consegnerete una lettera per assicurarlo del mio consenso al suo matrimonio con qualunque delle ragazze lui scelga; metterei una buona parola alla mia piccola Lizzy, se fosse ancora viva.»
  «Vorrei che non parlaste più di Lizzy, lo sapete come ho sofferto per la sua scomparsa. Le altre vostre figlie sono migliori di quello che era lei.»
  «Mia cara, a differenza vostra soffro ancora adesso per aver perso l’unica ragazza bella e intelligente di tutta la casa.»
  «Signor Bennet, come potete insultare in questo modo le vostre figlie? Vi divertite a tormentarmi, non avete compassione per i miei poveri nervi».
  «Ho il massimo rispetto per i vostri nervi, sono miei amici da più di vent’anni».
  «Ah! Voi non sapete come soffro».
  Sara rimase in silenzio ad ascoltare la disputa tra i signori Bennet. Lui proseguì con umorismo e sarcasmo a rifiutare la richiesta della moglie, lei di conseguenza continuò a piagnucolare e a lamentarsi per tutto il tempo.

  1. Non avrei mai immaginato che una porta di pietra potesse così impaurirmi.
  2. Ad un certo punto ho sentito come un fischio acuto, assai strano.
  3. vegetazione
  4. sciocca
  5. Mezza matta
  6. spingermi
  7. ho visto una casa dai mattoni rossi.
  8. bosco
  9. prato
  10. Ho preso paura
  11. Non so dove mi trovo.
    Forse non avrei dovuto ritornare lì alla porta di pietra.
  12. Non sono sicura della data.
    Mi sono svegliata in una camera da letto. Una signora vestita con un abito fuori moda mi ha chiesto se volevo qualcosa da mangiare. L’ho ringraziata, ma le ho detto che non avevo fame. Mi fa tanto male la testa.
  13. Non so che ore sono. Una luce fioca penetra tra le tende chiuse.
  14. Poco fa è venuto uno che si spacciava per un dottore. Un imbroglione dico io. Stavo ancora dormendo quando questo ciarlatano è entrato nella camera.
  15. Si è seduto sulla sedia situata vicino al mio letto e ha cominciato a pregare. Sich! Non sono morta e non sto per morire, ho solo un po’ di febbre e un male di testa che non vuole passare.
  16. A cosa serve pregare? Mancava solo questo stupido di un bigotto e imbroglione. Quando gli ho chiesto se avesse dell’aspirina o della tachipirina per la febbre, mi ha guardato in modo strano.
  17. Mi ha detto di non conoscere né l’aspirina e né la tachipirina. Tutti conoscono l’aspirina e la tachipirina, la danno anche ai bambini. Ci hanno bombardato il cervello per due anni de pandemia con questa “tachipirina e vigile attesa…” sì, vigile attesa di crepare e finire in cimitero.
  18. Non è che questo tizio abbia preso ripetizioni dal Ministro Speranza? La tachipirina la conoscono anche i sassi.
    Ad un certo punto voleva darmi anche il laudano. L’imbroglione mi voleva anche drogare. Mi sono arrabbiata e l’ho mandato via. Voglio andarmene da questa casa di matti.
  19. Data sconosciuta, poche ore più tardi
  20. Che colpo di fortuna ho avuto, nel mio zaino ho trovato dell’aspirina. La febbre si è abbassata.
  21. Ho recuperato anche il mio cellulare nella speranza di riuscire a chiamare qualcuno e avvisare di non preoccuparsi. Mia mamma avrà sicuramente mobilitato la polizia della città, messo annunci su internet, radio e televisione.
  22. Camadodise, non ho linea. Fuori è già buio. Dovrò aspettare domani mattina per chiamare con il telefono fisso.
  23. Gabinetto
  24. Ho fatto la pipì
  25. vassoio
  26. Che posto è questo? Devo ritornare a casa, questo è certo.
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