Il Diario di Sara
Domenica 28 agosto 2022
Non avrei mai immaginato che una dannata porta di pietra potesse spaventarmi così tanto. Dopo aver letto quel vecchio libro regalatomi da mio padre, questa mattina sono andata a cercarla. Ho pedalato con la mia bicicletta fino alla casa della signora Hill. Con tutte le buche per strada, ho rischiato più volte di volare via come Harry Potter sulla sua scopa. Lungo i sentieri non è stato molto diverso. Beh, almeno ora so che oltre a dover affrontare i problemi con Tomaš, devo anche fare i conti con gli ammortizzatori della mia bicicletta.
C’è un gran vociferare in giro per la città su questa misteriosa donna e la sua tenuta. In pochi l’hanno incontrata. Si dice che sia sempre rintanata nella sua grande casa…
Mi sono addentrata lungo uno stretto sentiero di pietra che percorre tutto il perimetro esterno della tenuta. Ad un certo punto, mentre camminavo, ho sentito un fischio acuto, assai particolare. Ho seguito questo rumore fino a trovare, nascosta tra la vegetazione, questa porta di pietra. Ho preso la mia macchina fotografica e ho scattato alcune fotografie. Ero così eccitata che mi tremavano le mani. Non ho ancora avuto il tempo di analizzare le iscrizioni trovate attorno alla cornice. In vita mia non ho mai visto nulla del genere. Domani proverò a contattare il mio professore di archeologia per vedere se ne capisce qualcosa.
Tutto sembrava normale finché non ho deciso di toccare con il palmo della mano un simbolo inciso sulla pietra. Sembra pazzesco, ma dal nulla è apparsa una luce al centro della porta. Dentro di me ho percepito una forza sconosciuta che cercava di spingermi oltre la soglia. A un tratto, il mondo attorno a me si è immobilizzato. Era come se il tempo si fosse bloccato all’istante. Al di là della porta, ho visto una casa dai mattoni rossi. È stata una cosa incredibile per non dire spaventosa. Sono caduta a terra e poi, per fortuna, sono riuscita ad alzarmi e a scappare via. Quando mi sono allontana, sia il fischio, che quella particolare forza invisibile sono svaniti nel nulla.
Forse sono impazzita, ma non posso ignorare ciò che ho visto e provato.
Schivare le insidiose buche come un mago a cavallo della scopa o bloccare le chiamate insistenti di Tomaš è una cosa, ma questa faccenda paranormale è di tutt’altro livello.
Tornerò domani, sperando di trovare un senso a questa follia.
Versione in triestino
No gaveria mai imaginà che ’na porta de piera podesi cussì tanto stremirme. Dopo che go leto quel vecio libro che me ga regalà mio pare, sta matina son ’ndada a zercarla. Go pedalado con la mia bici fin la de la casa de la siora Hill. Con tuti i busi per strada, go riscià più volte de volar come Harry Potter e la sua scova. Per i clanz no xe stà sai diverso. Beh, deso so che oltre a dover andar contro i problemi con Tomaš, devo far sistemar i armortizatori de la mia bici.
Ghe xe sai ciacole in giro per la cità su sta strana baba e la sua casa. In sai pochi la ga incontrada. Se disi che la stia sempre serada in te la casa…
Dopo go deciso de andar zo pel el clanz de giara, zo tuto rente la casa. A un zerto punto, co stavo caminando, go sentì un fis’cio acuto sai strano. Son ’ndada drio a sto rumor fin che no go visto, sconto in mezo ale frasche, sta porta de piera. Go grampà la mia machina fotografica e go scatà qualche foto. Iero cusì contenta che me tremava le man. No go ’ncora avudo tempo de studiar le scrite trovade intorno la cornize. In vita mia no go mai visto una roba compagna. Doman zerco de contatar ’l mio profesor de archeologia per veder se ’l capisi qualcosa.
Tuto pareva normal fin che no decido de tocar col palmo de la man un simbolo inziso su la piera. Par strano, ma dal gnente se ga impizà ’na luze in tel zentro de la porta.
Dentro de mi go perzepì ’na forza sconosuda che la zercava de rucarme dentro. De colpo, tuto in torno a mi, pareva no moverse, come se el tempo se fussi fermà. Al de là de la porta, go lumà ‘na casa de pieracota rossa. Xe stada una roba sai strana. Go ciapà una vera e propia strenta. Son cascada col cul sul pra e poi per fortuna, son rivada a rialzarme e a scampar via.
Dopo un bic’, sia el fis’cio, che sta forza la xe svanida.
Forsi son ciapada de le strighe, ma no poso far finta de gnente.
Scansar i busi come ’na striga in gropa de ’na scova o blocar le ciamade de Tomaš, xe una roba, ma sti strigolezi de l’altro mondo xe de tuto un altro livel.
Tornerò doman, forsi rivo a capir qualcossa de più.
S
Sara chiuse il diario dalla copertina in pelle marrone e lo ripose sotto il morbido cuscino del letto matrimoniale. Le lancette dell’orologio, appese alla parete blu della stanza, segnavano le undici e un quarto di sera. Prese il cellulare e anche se era tardi, chiamò sua madre. Dopo averla rassicurata di stare bene, le disse un dolce “arrivederci” prima di riagganciare. Non menzionò l’episodio di quella mattina, incapace di liberarsi dall’immagine surreale che le danzava in testa. Era una visione così incredibile da sembrare impossibile. Aveva deciso, suo malgrado, di non raccontarlo a nessuno, nemmeno alla sua adorata mamma o al suo ragazzo Tomaš. Dall’ultima volta che si erano visti in città, non si era ancora sentita con il suo ragazzo o presunto tale. Guardò il cellulare, cercò il numero di Tomaš e quando lo trovò, esitò un attimo prima di spegnerlo e appoggiarlo sul comodino. Non aveva alcuna intenzione di parlare con lui quella sera o di affrontare qualsiasi questione. In realtà aveva smesso di contattarlo da settimane. L’ultima discussione l’aveva lasciata emotivamente svuotata. Negli ultimi anni, la loro relazione, un tempo vivace, si era affievolita. La passione ardente che un tempo abbracciava il cuore di Sara era ora un guizzo insignificante — non riusciva ad accettarlo. Venire a patti con questa realtà sembrava impossibile, proprio come accettare il suo tradimento. L’aveva perdonato, ma il dolore che provava non era ancora svanito. Aveva dato tutta se stessa in un rapporto che sembrava non avere nessuna importanza. Da quando aveva conosciuto Tomaš, aveva messo da parte i suoi numerosi corteggiatori. Ognuno di loro era stato sempre respinto a causa dell’amore che provava per lui — almeno era quello che credeva fino a poco tempo fa. Sara non era una ragazza qualunque: era alta, slanciata e con i bellissimi capelli rossi che le incorniciavano il viso. Le apparenze fisiche non avevano molta importanza per lei, anche se tutti l’ammiravano per la bellezza ed eleganza. Crescere immersa nell’arte, nella musica e nella cultura era il modo in cui poteva esprimere meglio se stessa. Per questo aveva deciso di prendere una seconda laurea iscrivendosi alla facoltà di Lettere e Filosofia. C’erano giorni in cui si soffermava a meditare su questo insaziabile sete di conoscenza e di apprendimento. Il suo percorso di vita era indeciso e traballante, non aveva ancora un’idea chiara e decisa di quale carriera avrebbe mai potuto intraprendere per placare il suo spirito ribelle. A cosa erano servite quelle ore trascorse tra fogli pieni di inchiostro? L’impegno e la dedizione che ci metteva ogni istante della sua vita serviva solo a uno scopo: se stessa. Non le importava nulla se il suo ragazzo Tomaš la riprendesse come se fosse una bambina viziata senza una chiara prospettiva futura. Dopo tutto questo tempo passato assieme a lui, Sara era arrivata a una conclusione definitiva e per lei molto amara: non era innamorata di Tomaš. Sia la mente che il cuore chiarivano questa sorprendente verità ogni volta che ripercorreva con la sua mente la loro storia insieme. La sua mancanza di entusiasmo, l’indifferenza per tutto ciò che lei faceva o diceva, le trafiggevano il cuore. Capiva sempre più che il rapporto che aveva con lui non era vero amore. In ogni circostanza era sempre presente la sua totale e immancabile indifferenza — forse non l’aveva mai amata e apprezzata veramente. Si sentiva divisa a metà: una parte di lei era legata a Tomaš, mentre l’altra era ancora alla ricerca del vero amore. Sara sprofondò in un senso di tristezza e malinconia. Nel profondo del suo cuore era consapevole che, per Tomaš, lei rappresentava solo un ripiego, una scelta comoda in un mare di incertezze. Oramai era una donna e sempre più desiderava essere ricambiata dello stesso amore e affetto che voleva donare agli altri. C’erano giorni in cui si soffermava a meditare su questo insaziabile sete di conoscenza e di apprendimento. Il suo percorso di vita era indeciso e traballante, non aveva ancora un’idea chiara e decisa di quale carriera avrebbe mai potuto intraprendere per placare il suo spirito ribelle. A cosa erano servite quelle ore trascorse tra fogli pieni di inchiostro? L’impegno e la dedizione che ci metteva ogni istante della sua vita serviva solo a uno scopo: se stessa. Non le importava nulla se il suo ragazzo Tomas la riprendesse come se fosse una bambina viziata senza una chiara prospettiva futura. Dopo tutto questo tempo passato assieme a lui, Sara era arrivata a una conclusione definitiva e per lei molto amara: non era innamorata di Tomas. Sia la sua mente che il suo cuore chiarivano questa sorprendente verità ogni volta che ripercorreva con la sua mente la loro storia insieme. La sua mancanza di entusiasmo, la sua indifferenza per tutto ciò che lei faceva o diceva, le trafiggevano il suo cuore. Capiva sempre più che il rapporto che aveva con lui non era vero amore. In ogni circostanza era sempre presente la sua totale e immancabile indifferenza — forse non l’aveva mai amata e apprezzata veramente. Si sentiva divisa a metà: una parte di lei era legata a Tomas, mentre l’altra era ancora alla ricerca del vero amore. Sara sprofondò in un senso di tristezza e malinconia perché sapeva che, nel profondo del suo cuore, per Tomas lei era solo un ripiego. Oramai era una donna e sempre più desiderava essere ricambiata dello stesso amore e affetto che voleva donare agli altri. Sospirò. Afferrò l’accappatoio nell’armadio di legno bianco della camera da letto e si recò in bagno per cercare un po’ di conforto dopo la lunga giornata. Aprì l’acqua della doccia e poi, una volta uscita si lasciò travolgere dai ricordi e dalla tristezza, fissando lo specchio. Gli occhi verdi si riempirono di lacrime di dolore, vittime di una relazione contorta e priva di qualsiasi maturità o profondità emotiva. Non poteva piangere a causa sua, non più. Abbassò la testa e si lasciò trasportare nei ricordi. Le ritornò in mente ciò che aveva visto quella mattina È stato tutto così surreale
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